di Ernesto Santovito
Asfaltati. Distrutti, triturati. Umiliati. Seleciao… La fine di un sogno, l’inizio di un incubo. Sette gol tutti in una sera, la più onerosa sconfitta della storia calcistica brasiliana.
E tutto nella notte più importante, quella della grande rivincita 64 anni dopo il Maracanazo, la più grande delusione sia mai rotolata dietro uno stupido pallone. Duecentocinquanta suicidi, una realtà troppo cruda da sostenere. Eppure quella volta almeno riuscirono a giocarci la chance di giocare per il titolo, di sfiorare il sogno. Questa volta nemmeno sono falliti prima della finale.
Don Felipe ha assistito annichilito alla morte della sua selezione. Il manipolo di ragazzini piagnoni non ha retto neanche mezzora. Altro che psicanalista, questi mocciosi ultramilionari hanno bisogno di ben altro per diventare una squadra vera.
Felipe Scolari se n’è reso conto in poco meno di venti minuti. E’ crollato tutto, ora sa perfettamente che si è sbriciolato anche il suo mito. E’ ben consapevole che non basta più aver vinto il Mondiale 2002 per considerarsi ancora un eroe in patria, ora sarà l’uomo della vergogna, della grande vergogna. “Abbiamo cercato di inseguire il nostro sogno e non ci siamo riusciti. Chiedo scusa a tutto il popolo brasiliano per il risultato. Noi continueremo a lavorare per cercare di raggiungere il terzo posto. Grazie al nostro pubblico che comunque ci ha sostenuto. Chi è il responsabile di tutto ciò? Io, di tutto. Responsabilità condivise ma scelta giocatori, tattica e modulo di gioco è mia, io sono il responsabile…”
Da trentanove anni il Brasile non perdeva in casa una partita ufficiale, mai nella sua gloriosa storia da Pentacampeon aveva preso sette gol tutti insieme. Il Brasile è in ginocchio. Il pianto di Davide Luiz, la faccia stravolta di Neymar, lo sguardo perso di Thiago Silva: è tutto un Paese sotto choc. Per strada tanta polizia, presidiati i punti più caldi delle grandi metropoli. Non si può mai sapere, si teme una rivalsa degli Indignados, un ritorno in piazza dopo la fine del grande sogno.
L’altra faccia della notte delle streghe del Brasile è la Germania. Una squadra vera, di uomini veri prima che di campioni. Mueller, Klose, Kroos, Khedira e Schuerrle esultano come quando si fa tombola in famiglia a Natale. Quasi mortificandosi. Freddezza teutonica. Ma anche consapevolezza piena dei propri mezzi. Festa nella festa poi, quella di Klose. E’ l’uomo che nella storia dei mondiali ha fatto più gol. Chissà, forse brinderà con una birra…










