Ciro Paglia e l’inceneritore napoletano

Perché riproporre vecchi articoli, reportage, interviste? Volando alto con Giorgio Manganelli, scrittore, giornalista potremmo dire che “una civiltà letteraria non è fatta di letture, è fatta di riletture”. Più semplicemente il ripresentare alcuni articoli rappresenta una grande opportunità. Un modo per scoprire giornalisti o protagonisti di un’altra generazione, di conoscere o ricordare fatti, dimenticati. 

 I napoletani non lo sapevano. E lo ignorava tutto il resto del Paese. Ma recenti inchieste dei giornali – quelli non decisamente schierati contro una parte politica – lo hanno rivelato. I napoletani non lo sapevano, ma la città possiede un grande inceneritore. E’ l’inceneritore più potente di tutta Italia e lavora a pieno ritmo. Anzi negli ultimi anni la sua potenzialità è cresciuta con un ritmo inimmaginabile.

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L’inceneritore di Napoli è l’unico, nel Paese, che – in questa fase di crisi economica, di lavori saltuari, di licenziamenti e di cassa integrazione – non è stato sfiorato dalle difficoltà e continua a bruciare, giorno e notte, a smaltire, a trasformare. L’inceneritore di Napoli è installato e lavora nel cuore vivo della città: il suo contributo all’inquinamento è altissimo. Ma nessuna associazione ambientalista è scesa in campo, finora, per protestare, manifestare, strillare in difesa della salute dei napoletani .
Il più grande inceneritore d’Italia – e forse d’Europa – è a Palazzo San Giacomo. Brucia danaro ventiquattrore su ventiquattro. Soldi pubblici, naturalmente.

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Per far funzionare gli uffici amministrativi Palazzo San Giacomo ha bruciato in un anno 525 milioni di euro, qualcosa come più di mille miliardi delle vecchie lire. Ciascun napoletano ha pagato quindi 539 euro per questa macchina amministrativa. Soldi bruciati: i napoletani sanno bene come sia efficiente la burocrazia comunale. Sindaco, giunta e consiglio comunale costano poco più di 56 milioni all’anno. Il triplo rispetto a Milano .

$T2eC16J,!wsE9suw)zvoBP7tqRTDDQ~~60_1Ma Napoli ha anche un altro record: il numero di assessori indagati e di appalti sospetti. Tra tutte le grandi città il consiglio comunale di Napoli è il meno produttivo: 55 delibere approvate in un anno contro le 74 di Milano, le 142 di Torino e le 312 di Roma. Ma – a parte le spese per far funzionare l’inceneritore di Palazzo san Giacomo – come vengono investite le altre risorse del Comune di Napoli? Finiscono anch’esse nell’inceneritore. “Finanziamenti per oltre 500mila euro – ha scritto qualche tempo fa un giornale non certo pregiudizialmente ostile alla Giunta Iervolino, “La Repubblica “ – assegnati dal Comune di Napoli per un progetto fallito e tendenzialmente “fantasma”, tra manifestazioni teatrali mai svolte e altre rappresentazioni messe in scena si, ma pagate due volte. E ancora: fondi erogati dalla Provincia per iniziative pubbliche che ottenevano, simultaneamente e con la medesima documentazione, un contributo bis del Comune, in violazione dei regolamenti degli enti locali.

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E poi rimborsi, sostegni e nomine per presunte “promozioni all’estero”… ” Per non parlare delle multe (le paga soltanto il 25 per cento dei napoletani: la gara per l’esazione se l’era aggiudicata Romeo l’anno scorso), dell’appalto per il servizio di affissione ( non esiste ancora un tariffario e la società che ha l’appalto è stata in causa per anni con il Comune ), dell’utilizzazione dei vigili urbani ( sono 3500 ma in strada ne vanno solo 325 per turno)”.

 L’inceneritore di soldi di Palazzo San Giacomo, insomma, funziona così bene che su Novella 2000 nel febbraio scorso si poteva leggere una singolare esternazione della signora Rosa Russo Iervolino: “Fossi una cittadina napoletana, non mi voterei”. E questa volta non possiamo darle torto”.

(2009 Italia chiama Italia)

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Un pensiero su “Ciro Paglia e l’inceneritore napoletano

  1. stefania nardini

    Grazie di cuore per aver riproposto questo pezzo di Ciro. Non è solo memoria ma una dimostrazione di grande sensibilità della redazione per colleghi che hanno lasciato un segno. E questo al di là della vita che purtroppo se ne va. Stefania

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