La porti un bacione a Firenzi

di Gianpaolo Santoro

Prima dovevamo smacchiare il giaguaro, poi ammazzare il gattopardo. Le leggi della politica italiana sono ormai peggio di quelle della Savana. Staffetta toscana, da due settimane c’è un nuovo Premier.  Matteo-Renzi16

Alan Friedman, l’ex consigliere di Jimmy Carter, quello che definì il nostro Paese “un’anarchia controllata”, il giornalista economico dall’infondibile timbro di voce a metà fra Stanley Laurel e Don Lurio, quello di Maastricht-Italia a Rai 3 negli anni novanta, l’economia raccontata ai poveri, con il suo videolibro “Ammazziamo il Gattopardo” ( il titolo iniziale era “Incubo italiano: come salvare il paese o almeno evitare il peggio” poi si è puntato sul Safari politico) non solo ci ha svelato gli intrecci, sino ad ora solo sussurrati, del Quirinale per mettere da parte Berlusconi ma ha tentato un’operazione molto più ambiziosa, quella di sconfiggere una mentalità imperante della cultura italiana, quella fotografata magistralmente da Giuseppe Tomasi di Lampedusa  nel Gattopardo: ”se vogliamo che tutto rimanga lo stesso dobbiamo cambiare tutto”. Ma figuriamoci. Altro che ammazzare, il gattopardo è più vivo che mai, più attuale che mai.

l'addio letta-renzi

La staffetta Letta-Renzi

La staffetta dei fratelli coltelli Letta-Renzi ne è la più esemplare e plastica dimostrazione. Del resto, sempre un profetico Tomasi di Lampedusa ha anche scritto “noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra.” Sciacalli, iene e pecore. Siamo alle cronache barbariche di questi giorni. Cambiare tutto, per non cambiare niente. C’era un governo a guida Partito democratico, c’è un governo a guida partito democratico, c’era un governo che teneva fuori dalle intese Forza Italia, Sel, Lega e Cinque Stelle, c’è un governo fotocopia che tieni fuori Forza Italia, Sel, Lega e Cinque Stelle, c’era un democristiano ortodosso, c’è un democristiano prgmatico(tessera dei popolari solo perche la Dc non c’era più), c’era un ex Margherita, c’è un ex Margherita, c’era un golden boy, c’è un golden boy, c’era un toscano figlio del giglio, c’è uno toscano figlio della torre di Pisa (neanche 70 chilometri in linea d’aria), c’era un presidente con le palle (Letta, intervistato dall’Irish Time, 7 novembre 2013: “sapete cosa pensano di me in Europa? Che ho delle palle d’acciaio), c’è un presidente che le dice proprio le palle (“non voglio il posto di Letta, se no non mi sarei candidato alla segreteria del Pd” a Porta a Porta inizio dicembre; “non farò mai il Premier senza la legittimazione popolare” appena qualche giorno fa, “Enrico stai sereno” l’hastag di Carnevale). Insomma due gemelli.

Del resto Pippo Civati, il Pierino dei Pd, l’aveva detto. “Renzi e Letta sono molto simili, sul piano ideologico sono uguali”. Gemelli coltelli, Enrico e Matteo, ormai si spreca la letteratura. Ricordate “Per chi suona la campana?” quello splendido romanzo di Ernest Hemingway ambientato ai tempi guerra civile spagnola?  E’ andato in scena “Per chi suona la campanella?” un’altra sorta di “guerra fredda civile” durante il passaggio di consegne tra i due presidenti del Consiglio, avvicendamento che avviene, appunto, tramite la consegna della campanella che il capo del governo utilizza nelle riunioni del Consiglio dei ministri. Quello tra Enrico Letta e Matteo Renzi passerà agli annali come il più “glaciale” e veloce della storia di Palazzo Chigi. La cerimonia è durata una decina di secondi in tutto, venti considerando il tempo di raggiungere e di lasciare il centro della sala. Letta non ha mai guardato negli occhi il suo successore e non ha nascosto il suo fastidio per quell’obbligo istituzionale e per quella stretta di mano finale che vuole la prassi …

Matteo Renzi ospite a ''Che tempo che fa''

Ma torniamo al Gattopardo iniziale, a quel tutto cambi , perché niente cambi. Il nuovo che avanza di Renzi, è il massiccio numero di donne (otto) che Matteo si è portato nella camera dei bottoni. Colpiscono e incuriosiscono, soprattutto, le diverse sfumature di biondo, i visini freschi e spauriti di Marrianna (Madia) Maria Elena (Boschi) e Federica (Mogherini) che, diciamoci la verità, al posto della Kyenge, della Cancellieri e della Bonino è un bel cambiare, almeno per le foto ricordo. Per quanto riguarda il resto staremo a vedere, sperando che queste enfant prodige non sentano l’eccessivo peso del compito a cui sono chiamate e che non vivano solo di luce riflessa del loro capo corrente.

Matteo per avere la Mogherini ha dovuto, come si sa battagliare un bel po’ col presidente della Repubblica che puntava sulla riconferma della Bonino, “prigioniera politica” insieme ai poveri Marò della vicenda-India, mentre non ha trovato opposizione alcuna su Mariannina che, in fondo, per Napolitano è una di casa essendo stata la fidanzata del figlio … Com’è piccolo il mondo della politica.

Comunque sia, il primo governo Renzi è partito. Una riforma al mese, toglie lo spread di torno. Il programma è annunciato. Ma da sussurri e grida di Palazzo è più probabile che avremo una tassa nuova al mese, come quella sulla seconda casa, la Tasi sugli immobili di quale tanto si parla.

Sino ad ora però, di concreto, solo visite alle scuole da Trieste a Siracusa, con tanto di canzoncine, stile Zecchino d’oro, una legge elettorale dimezzata, e delle nomine di sottosegretari che hanno fatto molto discutere (Gentile si è fatto anche da parte). L’unica buona notizia sarebbe il ritorno al garantismo del Partito democratico, ma bisogna vedere quanto dura.

Matteo-Renzi19

Tra una riforma e l’altra il premier boy scout troverà di certo il tempo per fare le nomine dei vertici nelle grandi aziende a partecipazione pubblica, da Eni a Poste, da Enel a Finmeccanica, più una quantità di banche. Seicento sono le nomine da fare. La Cassaforte dello Stato, insomma. E teniamo conto che è un governo che tiene famiglia. C’è la più alta proporzione fra ministri e figli (39+1, la Madia è all’ottavo mese, dai tre di Renzi ai nove del suo segretario alla presidenza del Consiglio), i bilanci devono quadrare per forza. Letta, dal canto, suo ha cominciato a pensare al suo futuro. E la prima “operazione” è stato lo studiato abbraccio con Bersani a Camera riunita per la fiducia. Chissà che cosa vorrà fare Enrico da grande. Resta nel Pd, va via? Domani, è un altro giorno. (“Gone with the Wind” di Margaret Mitchell). Non c’è niente da fare, con loro due sembra sempre di avere un libro fra le mani …

Matteo_Renzi-16

 

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Un pensiero su “La porti un bacione a Firenzi

  1. franca47

    dopo appena 3 mesi e mezzo di governo Renzi possiamo notare che di Letta non si parla piu’, Bersani invecchia ancorato al PD che fu, Renzi ha stravinto le elezioni europee contro Grillo il bau bau gonfiato dalla stampa dei giornalisti che non sanno cogliere le novita’ di Renzi che in molti si aspettavano …..il PD è il primo partito nel parlamento europeo …..a me sembra che chi ha dato il voto a Renzi fin dalle prime primarie (come ho fatto io) non ha sbagliato niente, anzi ne sono orgogliosa perchè dalla prima sconfitta e dal suo personale modo di agire “ho perso e da subito mi metto a disposizione del segretario (Bersani) ” non ho avuto dubbi su chi fosse la persona giusta che cercavo tra i politici del PD. Bisogna saper perdere – diceva una canzone – quello che Letta non ha saputo fare quando ha passato la campanella, dando di se’ una cattiva impressione per un politico “la sua reazione è stata rabbiosa e psicologicamente non mi fido di chi dimostra di non saper perdere.” e soprattutto di essere andato a Sochi per omaggiare Putin mentre il resto del mondo non ci è andato. Chissa perchè………non lo ha ancora spiegato agli italiani che gradirebbero saperlo.

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