di Roberto Sarugia
Il trucco c’è ma non si vede. Emanata la direttiva Rai che sancisce l’incompatibilità tra il ruolo di dirigente e conduttore, trovata l’eccezione. Fatevi una domanda e datevi una risposta…
C’era un tempo che Nusco era l’ombelico del mondo. In Transatlantico circolava una battuta che sintetizzava il senso della politica degli anni ottanta. “Napoli è stata ribattezzata Avellino marittima “.
De Mita non aveva una corte di nani e ballerine. Ma aveva tanti amici, tantissimi. Un esercito di fedelissimi. Roma venne invasa dagli irpini. Li ritrovavi da tutte le parti, sempre ai posti di comando. Fra i fedelissimi di don Ciriaco c’era un ragazzo allampanato con i boccoli neri che si era laureato in chirurgia, ma che voleva fare il giornalista: Gigi Marzullo. E il buono “guaglione” prima venne assunto a il Mattino, feudo democristiano, poi grazie all’autostrada irpina spianata da Biagio Agnes, il potentissimo direttore generale della Rai, il papà di Saxa Rubra, naturalmente irpino e demitiano, alla Rai.
Marzullo dopo un apprendistato diurno (Italia mia, Il mondo è tuo, Sotto l’albero, Domenica In), diventa anchorman della neonata striscia notturna di Raiuno, alternandosi con Vincenzo Mollica (Per fare mezzanotte). Nasce così il telegiornalista di “… un modo per capire, per capirsi e forse anche per capirci, quando un giorno vista l’ora è appena finito e un nuovo giorno è appena iniziato…” e, soprattutto, di “si faccia una domanda e si dia una risposta”. Quella che una volta era l’aiuto dei professori agli studenti in difficoltà, la classica domanda a piacere, è stato il grande tormentone della nostra televisione marzulliana, la fiera dell’ovvio …
E ne ha fatta di carriera il buon Gigi, ultimo esemplare dei capelloni catodici, nel 2004 viene nominato vicedirettore di Raiuno voluto dall’allora direttore generale Flavio Cattaneo. Si sono alternati tre direttori alla rete, e lui è rimasto sempre al suo posto. Inamovibile. Come il cavallo di bronzo di Francesco Messina davanti alla sede Rai di via Mazzini.
Inamovibile sin quando Luigi Gubitosi, direttore generale voluto da Monti, ha emanato una direttiva che impone ai dirigenti di rinunciare alla conduzione. Con l’improvvisa incompatibilità tra i ruoli di dirigente e conduttore (di quattro trasmissione alla settimana, in onda tutti i giorni, o meglio tutte le notti), Marzullo ha scelto di rimanere vicedirettore. Nessun commiato dal video nelle sue trasmissioni di fine maggio. E così, con l’intervista alla figlia di Versace del 31 maggio, Marzullo si è congedato sottovoce dal video senza una parola.
Ma siccome la Rai è davvero di tutto di più, non bisogna mai meravigliarsi di niente. Nessuno si stupisce, ad esempio, che pur disponendo di circa 1700 giornalisti, i programmi di informazione politica vengono affidati quasi tutti a collaboratori esterni (Annunziata, Porro, Floris, Gabanelli tanto per citarne qualcuno). E figuriamoci, allora, se può far gridare allo scandalo la novità della trasmissione senza conduttore, con l’ospite da solo in studio che parla come se fosse steso sul lettino del proprio analista. Le trasmissioni del palinsesto notturno “Sottovoce”, “Cinematografo” (dedicato al cinema), “L’appuntamento” (dedicato alla letteratura) e “Applausi” (dedicato al teatro ed all’arte) si sono trasformate ina una serie di trasmissioni “autocondotte”, interviste sempre di Marzullo, ma col conduttore “off screen”, quasi come per magia.
Chi sta a casa ha assistito disorientato all’ospite che fa un monologo e, ironia della sorte, si fa una domanda e si da una risposta. Marzullo ha inventato il conduttore fantasma. Altro che Gaston Leroux e il suo “fantasma dell’opera”. Verrebbe proprio da porre a Marzullo una delle sue domande cult: “lei crede in quello che fa o fa quello in cui crede..?”
Ma, come dicevamo, la Rai è di tutto di più. E così l’editto dei direttorisenza video è durato il tempo di un governo. E Marzullo e tornato in video. Capelli sempre più lunghi, domande sempre più amletiche. Forse era meglio il conduttore fantasma …










