Rosalinda e Giggino
giù per Toledo

di Gianpaolo Santoro

Il sindaco s’è fatto trovare con le mani nella Nutella e nel futuro di Bagnoli, cose che capitano. Ma lui non si scoraggia, ha letto da qualche parte che il 2014 è l’anno dei gemelli, e va giù di brutto, dritto per il suo lungomare.

Scricchiola la Riviera di Chiaia? Ma no, l’Ansaldo vede e provvede, sotto terra l’amministrazione va forte. E poi non l’ha detto anche il premier Renzi che usciremo dalle paludi, e sono comprese anche quelle della nostra metropolitana, state tranquilli che dubbio c’è?

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De-Magistris e Luxuria al Gaypride

Siamo poi tutti più sereni,  De Magistris ha annunciato la piena disponibilità a trascrivere sul nostro registro di Stato civile matrimoni contratti all’estero dalle coppie omosessuali residenti in città. Immagino come sarebbe scesa ancor più tronfia e raggiante Rosalinda Sprint giù per Toledo. “Sempre di corsa, sempre indaffarata a farsi bella, con lo shampoo Schultz che i capelli li fa biondi e li rende morbidi, che lei deve essere sempre pronta. Pronta per nuovi clienti, in perenne attesa dell’amore vero, che non è come “dare il culo”, ma come dice Marlene Dietrich, la sua maestra di mestiere e di vita, è scoprire di averne un altro…” Ora può anche sposarsi l’eroina di Giuseppe Patroni Griffi, donna Rosalinda che altro potrebbe volere di più?

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Il crollo della Riviera di Chiaia

Non scassa più De Magistris, anzi è ben intento a riattaccare i cocci del mosaico napoletano, dove della rivoluzione arancione non c’è più traccia, l’arancia meccanica di Palazzo San Giacomo ci ha regalato più giunte e piccole rivolte di Palazzo che giorni di governo, sussurri e grida, ripicche e veleni, bocciati e promossi ad ogni trimestre. Ed anche una bella rivoluzione civile insieme ad Ingroia, esperienza seppellita dalle urne e dai cuori. De Magistris, che è nato lo stesso giorno di Jean -Marie Le Pen, il 20 giugno, a modo suo le rivoluzione le vorrebbe fare. Solo che non ha il fisico. Se Le Pen padre si arruolò nella legione straniera con spirito d’avventura, De Magistris entrò in magistratura, così come aveva fatto suo padre, suo nonno ed il suo bisnonno, giusto per andare tranquilli. Meglio non lasciare la via vecchia per la nuova…

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Il lungomare liberato

Questione di carattere. Ora il sindaco Giggino pare abbracciare il Pd renziano, due cuori e una Leopolda, Napoli riparte da Firenze, del resto il partito dei sindaci non era anche una sua creatura?  Un ritorno di fiamma democrat, un abbraccio mortale, chissà. E che fa se il primo cittadino alle europee non è andato a votare, bisogna capirlo: una volta tanto voleva avere i numeri dalla parte sua. Certo appare un’operazione complicata, il pd napoletano non sembra pronto a porgere l’altra guancia a De Magistris. Bassolino aspetta e spera. E la sua ora sembra molto vicina. Si vedrà, non appassiona la cosa. E’ da tempo che le vicende dei nipotini di Valenzi non appassionano più da queste parti.

Napoli, Ex Peroni

L’albergo dei poveri

La Corte dei Conti dice che siamo falliti. Ma con tutto il rispetto, non ci volevano i magistrati contabili per la dichiarazione di morte della vecchia Capitale. Non bisogna fare un grande sforzo, ovunque si poggia lo sguardo è lo sfascio. Da oriente a occidente, è un tutto un fiorire di programmi e progetti, fiumi di inutili parole. Dall’albergo dei poveri ad Edenlandia, dal centro antico al Porto, dalla villa comunale alla metropolitana chiamata desiderio, dallo stadio San Paolo al teatro San Carlo, per non parlare di Bagnoli che abbiamo visto come è andata a finire. E la munnezza, la vecchia cara munnezza che ormai è parte della nostra storia, che doveva essere spazzata via in sei mesi, con tanto di raccolta differenziata al 70 per cento? “Dichiarazioni di un momento di euforia” ha rivelato ad un Forum De Magistris che con la faccia che si ritrova ormai può dire qualche cosa.

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Disastri e America’s Cup, guai e Giro d’Italia, fallimenti e Coppa Davis, ne abbiamo viste di tutti i colori. Tra una buca e l’altra ed un po’ di Piedigrotta. Ma c’è una cosa che grida vendetta, tremenda vendetta. Il Forum delle Culture un marchio d’eccellenza datoci da Barcellona, non l’avessero mai fatto. Quante ne abbiamo sentite: doveva essere una grande rassegna internazionale capace di riportare Napoli ai fasti del G7 del 1994, i riflettori del mondo puntati di nuovo sul golfo, e chissà forse ancora di più. Il Mediterraneo, l’Europa, siamo la capitale culturale, sembrava di essere l’ombelico del mondo. Ma poi venne il giorno del ridimensionamento, da grande iniziativa nazionale il Forum venne derubricato a manifestazione nazionale. Poco male, abbiamo la forza delle idee.

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Già le idee… De Magistris prende in mano la situazione, e tra un tentativo e l’altro di piazzare il fratello Claudio nomina Roberto Vecchioni (che si dimette), poi l’ambasciatore Francesco Caruso (che si dimette), infine Sergio Marotta (che si dimette). Siamo arrivati alla data del Forum, ma siamo in ginocchio, niente in mano. Si sposta l’appuntamento dalla primavera all’autunno del 2014. Non sono bastati sei anni a preparare il Forum, non sono bastati 1800 giorni neanche a stabilire chi doveva aprire le danze. Dopo le dimissioni a raffica, è stato nominato un commissario (Alessandro Puca) ma anche questo è stato tagliato dopo poco (e non senza polemiche con tanto ricorso al Tar per presunte irregolarità contabili). L’Expo di cui tanto male si parla, sembra un orologio svizzero, rispetto al Forum delle culture. Ora da un mese c’è un altro commissario, Daniele Pitteri, giornalista, esperto di comunicazione e organizzatore di eventi culturali che avrà il compito di spendere i 16 milioni di euro stanziati. Pitteri, da non trascurare, è anche dj. Speriamo che la musica cambi.

 

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