Ecco “Voglio la mamma”
l’altra faccia dei diritti civili

di Carlo Alberto Paolino

E’ nato un movimento nato per difendere la centralità della vita ed i valori tradizionali della famiglia. Il libro -guida di Mario Adinolfi. Intervista a Gigi Mercogliano, componente del direttivo nazionale.

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Gigi Mercogliano

Giornalista e sindacalista, quarant’anni, impegnato fin da ragazzo in politica nei movimenti universitari degli anni ’90, con i quali è stato eletto anche al consiglio di facoltà di Lettere e Filosofia della Federico II. Laureato in Comunicazione dei media, sposato con Sonia, la compagna di una vita, con la quale nel 2011 ha avuto una bimba che non a caso hanno chiamato Carol. Nel suo curriculum anche il servizio militare svolto nell’Arma dei Carabinieri come ausiliario. Cattolico – ha fatto tutta la trafila dall’asilo alla maturità negli istituti cattolici del Sacro Cuore e dei Salesiani al Vomero – si definisce un “credente pigro”. Ma tutto quello che fa, lo fa da ‘buon cristiano’.
Ecco Gigi Mercogliano, componente del direttivo nazionale del Mugi, il neonato movimento sindacale dei giornalisti italiani e leader dei Circoli Voglio la Mamma per Napoli e per il Mezzogiorno.
Lo abbiamo incontrato per parlare proprio di questo.

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Cos’è Voglio La Mamma?
“È un’associazione nazionale, della quale sono fondatore insieme ad altri 9 amici sparsi qua e la nel Paese, nata dall’omonimo libro scritto dal collega blogger ed ex deputato Pd Mario Adinolfi allo scopo di difendere la centralità della vita ed i valori tradizionali della famiglia”.

Cosa vi proponete di fare?
“Semplice. Vogliamo che il libro, nella cui parte conclusiva sono riportati i 20 punti attorno ai quali si intende aggregare chi crede nel valore della famiglia e della vita, diventi il manifesto dei cattolici, soprattutto di quelli che si sentono traditi dai partiti di estrazione cattolica che hanno mollato, nella lotta per la difesa dei valori tradizionali in cui crediamo, in cambio di poltrone e potere. Ma crediamo anche fortemente che i 20 punti possano diventare la piattaforma politico-rivendicativa anche di chi non si sente cattolico, di chi non crede, ma che in quei valori si riconosce”.

Scendiamo un po’ più nel merito della questione.
“Bene. Allora diciamo subito che c’è un punto per me centrale nella battaglia che Vlm vuole condurre nel paese: la persona. L’essere umano non è una cosa, è una persona. Per questa ragione non esiste la libertà individuale. Esiste invece la libertà personale, cioè la libertà degli individui in relazione con altri individui, che va si tutelata ma senza che questo leda l’essere umano in radice”.

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Sia più preciso…
“Negli ultimi 10 anni si è fatto un gran parlare dei cosiddetti “diritti civili”. Ecco, noi riteniamo che la cosa più sciocca da fare, sia a destra che a sinistra, sia inseguire la moda dei diritti civili, come se di contro esistessero dei diritti da considerare incivili. Esiste invece un patrimonio di valori che va al di là della destra e della sinistra che va preservato al di là degli schieramenti”.

E quali sono?
“La famiglia, innanzitutto. L’unico nucleo stabile, aperto in potenza alla procreazione che avviene con l’unione di un uomo e di una donna, è la famiglia. È questa la base di un nucleo familiare propriamente detto. Attraverso il suo indebolimento nella società contemporanea, si tenta di inculcare nelle menti delle persone, sin dall’età scolastica attraverso specifici programmi sostenuti dalle comunità Lgbt (lesbo, gay, bisessuali e transgender)  fortemente ostili al concetto di famiglia tradizionale, il convincimento che il matrimonio, perno attorno al quale si costruisce la famiglia naturale, sia il vecchio e che di contro le unioni diverse da quelle tra uomo e donna siano il progresso. Questo è il primo passo per legalizzare ogni forma di legame affettivo. La legittimazione di poligamia, poliandria, unioni a sette, otto, dieci o venti persone sarebbe dietro l’angolo con conseguenze inimmaginabili per la società e la sua stabilità finanziaria”.

E poi, cos’altro?
“Al centro dell’agire dei Circoli Voglio la Mamma c’è la donna e la sua funzione di madre, il suo ruolo determinante per il futuro del genere umano. “Mamma” è la prima parola che il bambino impara a pronunciare ed è l’unica che fuoriesce dalle sue labbra quando sta male e cerca riparo e ristoro appunto tra le braccia di una madre, di sua madre. Poi, viene anche il papà, a sugellare l’unione matrimoniale nel sacro vincolo della famiglia. Negare ad un bambino il diritto ad avere una madre e un padre, sostituendoli con “genitore 1” e “genitore 2” è una delle più vergognose forme di violenza che si possano compiere su di un soggetto debole e indifeso quale è un bambino”.

Frankie Barone e BJ Nelson

Frankie Barone e BJ Nelson

Questa è la prassi dell’utero in affitto, vero?
“Verissimo. Tristemente e vergognosamente vero. Purtroppo. Pensate alla foto scattata di recente da una famosa fotografa internazionale che sul suo blog ha voluto celebrare il mito dell’omogenitorialità ritraendo la commozione dei due “papà” omosessuali che accoglievano a dorso nudo il bimbo commissionato alla povera donna che gli ha affittato l’utero, verosimilmente dietro lauto compenso. Cosa c’è di naturale in quell’immagine? A mio avviso, nulla. Se non il pianto straziante di un bambino appena nato – che è il soggetto debole – strappato dal seno della madre – l’altro soggetto debole – che, per fame, per disperazione ha venduto la sua natura portando a termine una gpa, gravidanza per altri. Poi ci sono i due omosessuali. Verosimilmente ricchi. Quelli sono i soggetti forti. Che, pur di soddisfare quello che loro ritengono a forza che debba essere un diritto quando la natura ha deciso diversamente, ordinano per commissione il ‘pacco’ al mercato pur di potersi definire impropriamente genitori. Cosa c’è di naturale in questo? Nulla”.

Veniamo alle altre questioni trattate nel libro di Adinolfi e riportate al centro del dibattito della prima Assemblea nazionale dei Circoli Voglio la Mamma della quale lei, in qualità di giornalista, è stato il moderatore.
“Abbiamo tenuto a battesimo la prima assemblea del nostro neonato movimento nazionale. Un grande successo: più di cento tra giovani e meno giovani provenienti da tutta Italia si sono ritrovati per l’intero pomeriggio di una calda domenica di luglio a discutere di eutanasia, eutanasia infantile, turismo sessuale, pedofilia, variazione dell’identità sessuale di una persona, diagnosi prenatali e tanto altro. Il tutto, partendo da un presupposto centrale: la difesa della vita, dal concepimento alla morte e la tutela della famiglia. Come si fa, ad esempio, a sostenere che la morte possa essere dolce? Ed ancora, con quale diritto un medico può decidere di selezionare i gameti per fornire un servizio ‘compatibile’ alle coppie sterili che lo richiedono dietro pagamento di ingenti somme di denaro affinché ci sia
“compatibilità di colore della pelle, gruppo sanguigno, colore dei capelli e degli occhi” e la “compatibilità etnica” tra i gameti dei donatori e le caratteristiche dei genitori che ricorrono alla fecondazione. Non è forse questa pratica una selezione genetica in chiave etnico-raziale? Non le sembra assurdo tutto questo? Cosa c’è di naturale anche in questa prassi? A mio avviso, ancora e tristemente nulla”.

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Si riferisce alle linee guida emerse dal tavolo tecnico attivato presso il Ministero della Salute in seguito alla sentenza della Corte costituzionale con la quale sono stati rimossi i divieti sulla fecondazione eterologa contenuti nella legge 40?
“Si. All’indomani delle dichiarazioni del ministro Lorenzin sulla regolamentazione da divulgare per recepire quanto disposto in sentenza, si sono scatenati tutti, dai componenti del tavolo tecnico istituito dallo stesso ministro, ai membri degli istituti scientifici e dei centri clinici dove ci si prepara alla conservazione dei gameti ed a migliaia di interventi a suon di quattrini. Nessuno vuole intralci di alcun genere: questo è un business e come tale lo Stato non deve interferire”.

Sulla questione è intervenuta anche la deputata Eugenia Roccella, già sottosegretario al ministero proprio della Lorenzin.
“Ed ha fatto bene. Soprattutto nel porre l’accento sul fatto che si possa considerare, di fatto, amore secondo queste linee guida soltanto quello pre-selezionato geneticamente. Come a dire, “se è bianco e sano,  lo prendo, altrimenti no”’. Mi viene in mente quel famoso detto napoletano che recita così: ‘ogni scarrafone è bell’a mamma soja’. Ma dov’è finito l’amore materno in questo freddo processo chimico costruito geneticamente al computer in laboratorio? Ma dove sono le mamme di una volta che difendevano il più debole e non soltanto quello nato per sua fortuna forte e sano?”.

Cosa dovrebbero fare destra e sinistra in questo quadro caotico e complesso che va dall’etico al politico, dal sociale allo spirituale?
“C’è un motto che andava di moda negli anni ’70: “Destra dei valori, Sinistra dei bisogni”. Dove sono i valori in questo kaos universale? E la sinistra, da sempre paladina dei bisogni, dov’è finita? Qui ci viene in aiuto un grande della commedia napoletana,  Eduardo de Filippo, che ad uno dei suoi più grandi personaggi, Filomena Martorano prostituta antiabortista, faceva dire che ‘i figli non si pagano’. Bene, destra e sinistra questo dovrebbero fare, invitare i propri elettori ed i cittadini a comprendere che i figli non si pagano, non si comprano al mercato e soprattutto che la vita ha un valore dal concepimento alla morte e non può essere svenduta vilipesa ed utilizzata a proprio piacimento solo in funzione di un desiderio di genitorialità che, per quanto legittimo, non può essere per forza ed a tutti i costi soddisfatto”.

Avete annunciato iniziative importanti da settembre…
“Innanzitutto metteremo in piedi un osservatorio di mamme e papà, nonne e nonni che vigilerà nelle scuole per impedire alle lobby Lgbt di propagandare tra i più piccoli la cultura gender. Quindi, abbiamo già un pool di avvocati ed esperti che vigileranno nei tribunali, per impedire che la Magistratura si sostituisca al Parlamento in materia di ricorsi su tematiche etico-sociali. Allo stesso modo, i nostri professionisti sono a disposizione di chi vuole denunciare negli ospedali la vergognosa prassi dell’eutanasia. Perché non basta impedire che questa orrenda pratica sia legalizzata attraverso specifici percorsi legislativi. È quella praticata abusivamente, di nascosto, nel silenzio di una sconosciuta clinica di provincia o nei corridoi di un tetro reparto di ospedale che ci fa più paura”.

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Ivan Scalfarotto

Sul fronte politico come vi muoverete?
“La domanda andrebbe rivolta al Pd, ostaggio di personaggi come Scalfatotto e Lo Giudice che vorrebbero i matrimoni gay e la censura per legge di ogni idea contrastante alle loro e la previsione del reato penale per chi si schiera, anche solo a parole, contro i matrimoni omosessuali l’utero in affitto o la cultura gender in generale. Per il resto,  i cattolici italiani dovrebbero interrogarsi sulla loro storia politica e capire da soli quale dovrebbe essere la direzione giusta da imboccare per “riprendere il cammino””.

Quando presenterete il libro di Adinolfi?
“Lo presenteremo presto anche a Napoli. Ma lo scopo non sarà solo propagandistico e commerciale. Abbiamo intenzione di creare con Vlm Napoli un direttorio regionale e meridionale di tutte le associazioni come la nostra che hanno al centro del loro agire la difesa della famiglia e della vita. La nostra ambizione è quella di mettere insieme quella maggioranza silenziosa del Popolo italiano che non vuole vedere la società sgretolarsi sotto i colpi del fasullo progresso propagandato dai fautori dei “diritti civili”. E, che piaccia o no a certi figuri, non sarà la minaccia di una legge stupida e da censura come la Scalfarotto a fermarci. E noi non ci fermeremo”!

 

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