Sud, tornare a casa…

di Marcello Veneziani

Caro Sud, dal primo giorno che non ti ho visto mi sono innamorato di te. Quando vivevo presso di te eri un fatto naturale, come il cielo e la terra, e non ci badavo, mi passavi accanto e nemmeno ti guardavo.

 

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Marcello Veneziani

Non ti consideravo, ti maltrattavo a volte, sentendomi a mia volta maltrattato, sognavo di abbandonarti. Poi un giorno sono partito e già in quel distacco avvertii qualcosa come una perdita e una ferita. Che subito è mutata in nostalgia, il cordone ombelicale dell’anima. Così vennero gli esercizi d’amore. Ho ricordato i tuoi frutti, il tuo mare, la tua vita, i tuoi tempi senza tempo, i tuoi spazi pieni di luce, la tua umanità, il calore del tuo corpo.

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Certo, i tuoi difetti sono tanti, vistosi e terribili. Anche noi figli tuoi pensiamo a volte di avere una madre incurabile, dissanguata dei suoi più giovani abitanti, disabitata del suo fervore antico, piena di metastasi che si chiamano incuria, abbandono, malavita, malanimo.

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Eppure ogni volta che ti rivedo avverto un legame strano, che chiamare viscerale è dire poco, perché non riguarda solo le viscere. Un richiamo carnale e spirituale, comunitario e originario. Finora ho preferito l’adozione a distanza, l’amore epistolare, i libri su di te. Ma col passar del tempo cresce l’idea di tornare davvero al sud. Un’idea in cui si mescolano fascino e terrore. Tornare, un tempo era una resa, oggi è un atto di coraggio. Ora che a Sud per la prima volta i morti superano i nati e in tanti se ne vanno, serpeggia una strana nostalgia. Chissà, a Dio piacendo…

 (Marcello Veneziani, Facebook)

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