Il prefetto di ferro. E fuoco

di Eduardo Palumbo

Quando era giovane Giuseppe “Peppe” Pecoraro, giocava stopper, oggi si direbbe centrale. E picchiava, altro se picchiava. Le sue qualità maggiori erano grinta e tenacia, lui non si arrendeva mai. E non ci stava a perdere.

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Giuseppe Pecoraro

C’è chi ( Marrianna Rizzini su Il Foglio) l’ha definito il prefetto sceriffo, chi il “Prefetto in guerra”, (Massimiliano Iervolino nel libro “Roma, la guerra dei rifiuti”). Già perché Pecoraro da prefetto non ha certo mai perso né grinta e né tenacia, anzi. Non calza più le scarpette bullonate, ma continua a non farsi mettere i piedi in testa da nessuno. E’ sempre incline alla battaglia, non si piega davanti a nessuna difficoltà. Un carattere di ferro, ecco una riedizione del prefetto di ferro. Anche se la mafia che contrastato lui era diversa da quella di Mori.

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Marino e Pecoraro

 

E’ stato per quasi sette anni il prefetto di Roma, l’avvicendamento con Gabrielli è avvenuto appena nello scorso mese di aprile. In molto dopo l’esplosione di Mafia Capitano hanno, più o meno apertamente, puntato l’indice contro di lui. E’ stata tentata un’operazione scaribarile, da parte delal giunta capitolina, e da alcuni ambienti del Pd.

Ma se dell’esistenza della mafia a Roma non sapeva il prefetto, che ricevette il capo delle coop, come potevo sapere io”?, aveva detto Marino, il sindaco marziano, che Buzzi più volte aveva sbandierato di neanche conoscerlo, fin quando non gli vennero sbattute in faccia le loro foto insieme e non gli fu ricordato che il boss della cooperativa 29 giugno finanziava anche la sua Fondazione. Ed anche l’assessore alla legalità Alfonso Sabella, il magistrato in prestito al Campidoglio, ha sferrato il suo attacco dritto al cuore, accusando il prefetto Pecoraro di “negazionismo” sulla presenza della mafia a Roma.

Audizione di Giuseppe Pecoraro in Commissione Antimafia

Pecoraro e la Bindi alla Commissione Antimafia

E Pecoraro come ha reagito, facendo finta di niente e tirando avanti? Macché. Cosi come quando giocava al calcio ha ribattuto punto su punto, calcio su calcio. “Si, ho ricevuto Buzzi, è vero: l’ho fatto per rispetto verso l’ex sottosegretario Gianni Letta che me l’aveva inviato. Ma dopo averlo ricevuto telefonai a Letta lamentandomi apertamente: “chi mi hai spedito?”. Letta si scusò: “non lo farò più” mi rassicurò.  Stabilito questo ricordo al sindaco Marino che Buzzi era estraneo ai miei uffici. Non lo stesso si può dire, invece, riguardo all’amministrazione-Marino dove ci sono ben tre indagati…”

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Pecoraro, Alfano e Marino

“Ah poi c’è l’assessore alla legalità Sabella – ha detto Pecoraro– che mi meraviglio che ancora parli: ma non ha letto i testi delle mie audizioni in Commissione Antimafia nel 2011 e nel 2013? Poteva farlo durante le sue vacanze. Eppoi non ha ancora capito che anche lui è stato commissariato? A mia memoria non esistono precedenti in cui sia mai stata adottata una scelta del genere. Credo che il governo abbia messo in campo una soluzione, per così dire, ‘creativa’. Certo, ne escono ridotti gli spazi di manovra amministrativa del sindaco. Invece di parlare, bisogna lavorare, lavorare e ancora lavorare per il bene della città. Questa Giunta ha un vizio, attribuisce agli altri le proprie incapacità…

Una ulteriore accusa sull’incapacità di Marino e del Campidoglio do governare Roma. Una accusa che Pecoraro non ha esitato neanche a dettagliare e spiegare.  “ Ci sono stati casi il cui il Comune ha rifiutato gli aiuti da parte della Prefettura e da parte degli organi di Polizia. Penso ad esempio alle presenze negli alloggi comunali. Io avevo messo a disposizione un nucleo della Guardia di Finanza per gli accertamenti sui requisiti di carattere economico e le Forze di Polizia per eventuali sgomberi. Non ho mai ricevuto risposta dagli amministratori comunali competenti”.

 

 

 

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