Monsignor Cipolla
Non ci resta che piangere

di Paolo Ariete

Le storie si ripetono mestamente, le meschine crociate personali si replicano con desolanti risultati. I “pericoli” del Natale, il presepe, il crocefisso, la libertà di culto, il rispetto, l’integrazione. Ormai bisogna farci l’abitudine anche se non bisogna mai abbassare la guardia. Abbiamo presidi in cerca di una briciola di notorietà che arrivano sulle prime pagine, poi fanno indecorosamente marcia indietro. Niente di nuovo. Anche se quest’anno c’è anche un Monsignore che fa piangere…

Monsignor Claudio Cipolla

Monsignor Claudio Cipolla

L’anno scorso il diritto alla ribalta se lo conquistò tal Luciano Mastrorocco, ( con un po’ di peccati di gioventù da farsi perdonare ma sorvoliamo…) preside dell’istituto De Amicis di Celadina in provincia di Bergamo, ultimo paladino di una battaglia contro il Presepe. “Non è solo per gli immigrati: ci sono anche molti italiani che non vogliono questa espressione religiosa”. Ed ancora “porre una pretesa normalità come modello di riferimento significa negare le differenze…”

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Luciano Mastrorocco

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Marco Parma

Quest’anno le luci si sono accese per Marco Parma, preside dell’Istituto comprensivo Garofani di Rozzano (Milano), politico trombato alle amministrative quando era candidato a sindaco per la lista civica ‘Aria pulita’ e per il M5S, che si è opposto fieramente ai canti di Natale.  “Dopo Parigi sarebbe stata una provocazione pericolosa. Rispettare la sensibilità delle persone che appartengono ad altre religioni non è un passo indietro”. Frenesie dilaganti. A Sassari una scuola elementare (San Donato 250 alunni, di cui la metà non cattolici ) ha vietato la visita del vescovo agli alunni, tradizione natalizia nelle scuole della città. A sentenziare che la presenza di un rappresentante della fede cattolica era sgradita, questa volta non è stato un dirigente scolastico,ma l’intero consiglio dei docenti. “Non abbiamo bisogno di benedizioni…”

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Iniziative che sorprendono, disorientano, confondono. Un po’ tutti: ragazzi, genitori, famiglie. E non solo. Nel clima di polemiche sul Natale, sul diritto o meno a mantenere le proprie tradizioni cristiane, sulla necessità di integrare gli stranieri di altre fedi senza per questo dover rinunciare alle proprie radici ecco piombare monsignor Claudio Cipolla, vescovo di Padova, nominato recentemente da Bergoglio, una nomina che fu molto discussa in Vaticano perché ritenuta “rivoluzionaria” ( e non solo perché infrangeva la prassi della nomina di un vescovo all’interno della regione ecclesiastica) e indicativa dei criteri alla base delle scelte di questo papato. Monsignor Cipolla (per anni direttore della Caritas), con una esperienza ecclesiastica molto pastorale e non molto di governo, è un prete “callejero” che ama andare in mezzo alla gente, di quelli che piacciono a Francesco. Bene sentite il vescovo di strada.

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Monsignor Claudio Cipolla

“Io farei tanti passi indietro pur di mantenerci nella pace e pur di mantenerci nell’amicizia – ha detto il vescovo di Padova – Non dobbiamo presentarci pretendendo qualsiasi cosa che magari anche la nostra tradizione e la nostra cultura vedrebbe come ovvio. Se fosse necessario per mantenere la tranquillità e le relazioni fraterne tra di noi io non avrei paura a fare marcia indietro su tante nostre tradizioni“.

Ma come, proprio la Chiesa fa un passo indietro in un difficile momento come questo? Affermazioni che sembrano stridere in modo clamoroso con la necessità, anche nel vecchio Continente, di affermare la cristianità senza tentennamenti.  Papa Ratzinger del resto sottolineò con preoccupazione che  “le radici cristiane in Europa sono sempre più ignorate e che la nuova sfide deve essere quella di tornare a costruire la casa europea riconoscendo le fondamenta cristiane.

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Monsignor Nunzio Galatino, segretario Cei

 

In campo è scesa anche la Cei, col suo segretario monsignor Nunzio Galantino, che ha definito “pretestuosa e tristemente ideologica la scelta di chi per rispettare altre tradizioni o confessioni religiose, pensa di cancellare il Natale o di camuffarlo scadendo nel ridicolo“. In effetti spesso si è davvero perso il senso del ridicolo.

 

 

 

 

 

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