di Giuseppe Mazzella
Una settimana fa ad 85 anni è morto a Parigi Michel Rocard. Un nome che significa poco per gli italiani talmente poco che solo i grandi giornali hanno scritto un piccolo trafiletto per annunciarne la morte. Un socialista particolare che per 40 anni è stato propugnatore di una “ Seconda Sinistra”
Ad 85 anni è morto a Parigi Michel Rocard. Un nome che significa poco per gli italiani talmente poco che solo i grandi giornali hanno scritto un piccolo trafiletto per annunciarne la morte e nemmeno il più grande giornale che vorrebbe essere “ liberal” cioè “ La Repubblica” ha dedicato una ampia riflessione alla vita ed all’opera di Michel Rocard.
Un socialista particolare che per 40 anni è stato propugnatore di una “ Seconda Sinistra” tenacemente attaccata alla “ dura verità”, alla concretezza dei fatti, ad una realizzazione in itinere di una società più giusta e più umana tenendo il punto fermo nei valori comuni della Repubblica e delle sue istituzioni delineate nella Costituzione della V Repubblica voluta dal generale de Gaulle. Un nome che mi era caro perché “ battitore libero” di un’area politica dove ho militato in Italia per trent’anni con cocenti delusioni.
A Michel Rocard “ Le Monde” ha dedicato la gran parte della prima pagina, “ la une” come dicono i francesi, con una grande foto ed il titolone “ una eredità”. Non solo gli ha dedicato due bellissime pagine scritte a doppia mano da Jean-Louis Andreani e Raphaelle Bacque con l’esposizione precisa, rigorosa, della vita e dell’opera di questo socialista anomalo, proveniente dalla scuola superiore della Pubblica Amministrazione e laureato in scienze politiche, che forse avrebbe meritato più di Francois Mitterrand di diventare presidente della Repubblica dopo il suo percorso di Ministro e Primo Ministro.
Rocard è stato il tenace propugnatore di una “ seconda sinistra”, non marxista, assolutamente realista che accetta senza ombre di dubbio l’economia di mercato “ma vuole dirigerla con l’azione dello Stato e vuole alleare il concreto con il rigore dei conti”.
Rocard ha aderito alla Sfio ( Sezione Francese dell’Internazionale Operaia) come si sono chiamati i socialisti fino al 1971 a soli 19 anni per poi uscirne e fondare un nuovo partito socialista “ autonomo” nel 1958. Nel 1974 il ritorno” nel Partito Socialista, il suo ruolo di Primo Ministro dal 1988 al 1991, di segretario generale del Partito Socialista dal 1993 al 1994 ed ancora deputato europeo dal 1994 al 2009.
Rocard è sempre stato un forte e convinto europeista. Nell’editoriale di Le Monde “Rocard, il contro esempio” si rimarca con forza come Rocard sia “ una nostalgia, una frustrazione, un rimpianto. La nostalgia di un tempo in cui la politica aveva un senso, dava un senso, si sottraeva alla dittatura dell’istante e cercava senza pausa di comprendere il presente per meglio costruire un “ progetto di società”. L’ “esigenza di una morale in politica, un inflessibile impegno per le proprie idee, una inesauribile apertura di spirito che appare così poco e così mal riposta oggi”.
In poche parole Rocard incarnava una concezione nobile dell’azione pubblica: quella che fonda l’ambizione e l’esercizio del potere sulla forza e la giustezza delle idee, del sapere e della cultura. Che poi paradossalmente come lo stesso “Le Monde” ha denunciato “hanno costituito la debolezza maggiore della politica di Rocard”.
Forse sarebbe opportuno aprire un dibattito in Italia su queste considerazioni finali per un ritorno alla Politica delle Idee, per riprendere a sognare e per riacquistare l’entusiasmo di “ricostruire” l’Unione Europea.











