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Controcorrente

di Giuseppe Mazzella

 Sembra inevitabile una scissione all’ interno del Partito Democratico. Una certa minoranza interna rappresentata da Massimo D’ Alema  ex presidente del consiglio  ha affermato che se non ci sarà un congresso straordinario ciascuno sarà libero di andare dove vuole.

Per chi ha superato i sessanta anni i pregi ed i difetti del “ correntismo”  all’ interno dei partiti sono conosciuti. Chi ha vissuto gli anni della Prima Repubblica nelle organizzazioni dei partiti con ideologie – come il Pci, il Psi, il Pri, il Pli ed il Msi – conosce l’ esasperazione delle “ correnti” all’interno stesso della “ parte politica”.

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Il gruppo dirigente del PCI sul palco del congresso, 1956

Il partito “ granitico” dove vigeva il “ centralismo democratico” era il Pci dove il dissenso doveva rimanere all’ interno dell’ organizzazione. Se il dissenso usciva fuori il “ centralismo democratico” imponeva l’ espulsione per i dissidenti. Fu eclatante  alla fine degli anni ‘ 60 il caso dei “ dissidenti comunisti” del giornale “ Il Manifesto”. Furono espulsi dal Pci.

Negli altri partiti di quello che si chiamava in politichese “ l’ arco costituzionale” che andava dai liberali ai socialisti passando per la Democrazia Cristiana le “ correnti” costituivano dei veri e propri “ partiti nel partito”. Avevano propri nomi, capi, dirigenti e militanti, sedi autonome e perfino  ramificate sui  territori spesso mascherate con la sigla di un circolo  dedicato ad un personaggio illustre.

Il congresso dc del 1982

Il congresso Dc, 1982

Le “ correnti” erano standardizzate soprattutto nei due principali partiti di governo del trentennio 1960-1990: la Dc ed il Psi. Nella DC c’erano “ Nuove Cronache” che faceva capo ad Amintore Fanfani, poi il grande gruppo dei “ dorotei” ed ancora i “ morotei” ed ancora la “ sinistra” con Donat Catin  e altri. La Dc comunque non si spaccava mai perché una “ scissione” non sarebbe stata approvata da Santa Madre Chiesa.

Il PSI era il partito più “ aperto” forse più rissoso. I Congressi che si tenevano ogni due anni erano l’ occasione per verificare il peso di ogni corrente attraverso le “ mozioni congressuali”, lunghi documenti che il giornale di partito, il glorioso “ Avanti!”, pubblicava a tappe.

Al congresso di Roma dei socialisti del 1968,  il primo e ultimo del “ Partito Socialista Unificato” perché due anni prima nel 1966 dopo vent’anni si erano “ unificati” i socialisti del PSI con i socialdemocratici del Psdi dopo la “ scissione” del 1947, si presentarono almeno 6 “ mozioni”. “ Riscossa Socialista” di Francesco De Martino, “ Autonomia Socialista” di Pietro  Nenni, “ Impegno Socialista” di Antonio Giolitti, “ Rinnovamento Socialista” di Tanassi e Orlandi “ Sinistra Socialista” di Riccardo Lombardi, “ Impegno Socialista” di Mancini.

BETTINO CRAXI DURANTE UN CONGRESSO PSI ALL'ANSALDO PARTITO POLITICO PSI

Il congresso Psi, 1989

Essendo il partito più aperto e comunque sempre al confine tra il centro e la sinistra estrema eternamente dilaniato dal rapporto con i comunisti e con la Dc il Psi è stato il partito dove la “ scissione” era di casa. Dal Psi  nel 1964 nacque il Psiup costituito da Lelio Basso e Dario Valori perché contrario alla svolta di “ centrosinistra” e nel 1969 ci fu la scissione – la seconda – dei socialdemocratici che ricostruirono il Psdi.

Alla “ scissione” non furono esenti neanche i liberali ed i repubblicani. Due piccoli partiti. Nel 1955 dai liberali si scisse il gruppo di “ sinistra” di Mario  Pannunzio ed Eugenio Scalfari che costituirono il “ Partito Radicale” con l’ ambizione di diventare come i radicali francesi ma divennero con Marco Pannella tutta un’altra cosa. Dal Pri si distaccò Randolfo Pacciardi che negli anni ‘ 60 costituì il Movimento per la “ Nuova Repubblica” proponendo il modello francese della repubblica presidenziale. Insomma nel parlamentarismo della Prima Repubblica le “ scissioni” erano ordinarie.

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Con la seconda Repubblica ( è un termine improprio mutuato dai francesi perché noi non abbiamo avuto una nuova Costituzione ma solo cambiato per tre volte la legge elettorale!) che nasce di fatto nel 1992 con lo scandalo di “ tangentopoli” muoiono i vecchi partiti e ne  nascono nuovi con nuove sigle. L’ entrata in campo di Silvio Berlusconi porta “ Forza Italia”, i postdemocristiani  tornano a chiamarsi “ popolari” e poi fanno un partito di centro che ha per simbolo la “ Margherita”. I comunisti rinunciano al nome ed alla falce e martello con la bandiera rossa dopo il crollo dell’ Urss  e diventano semplicemente “ democratici di sinistra” e scelgono una Quercia per simbolo.

Poi si mettono insieme postdemocristiani e postcomunisti per quella che venne chiamata una “ fusione a freddo” e nacque il Partito Democratico semplicemente.

-PD

Oggi a 10 e più anni dalla fondazione il PD è un arcipelago di correnti e quelli che stanno contro il leader sconfitto al Referendum  costituzionale del 4 dicembre 2016 Matteo Renzi minacciano la scissione. Credo che ci sarebbe già stata se ci fosse stata una legge elettorale proporzionale come nella Prima Repubblica. E’ una scissione ormai già avviata nei fatti, nei comportamenti, in quello che rimane sui “ territori”. Tutto già visto.

Ma come si dice la Storia si ripete. La prima volta è una tragedia e la seconda è una farsa. Speriamo  – per il bene collettivo – che questa “ scissione” non sia una farsa ma che possa costituire il punto di partenza per il ritorno ai “ partiti solidi” con i quali si deve rafforzare la democrazia repubblicana.

 

 

 

 

 

 

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