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Le radici dell’Italcrisi

di Marcello Lala

Lo spettacolo di questi giorni fornito dalla politica ma anche dalla cronaca quotidiana, le polemiche sterili confermano sempre più che l’Italia è un paese debole sotto tutti i punti di vista. E’ dal 94 che in Italia non esiste più  una classe politica, quella attuale sembra essere continuamente sotto ricatto di una magistratura politicizzata o quanto meno fuori controllo istituzionale.

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Il caso di Clemente Mastella è emblematico ma non unico nel suo genere,basta ricordare anche quelli se pur con sfumature diverse, di Ottaviano Del Turno e Filippo Penati oppure la recentissima assoluzione di Milanese ex collaboratore del Ministro delle Finanze Tremonti costretto anche egli al ritiro dalla politica. In un mondo in disordine (vedi crisi Catalogna, Corea del Nord, Europa a due velocità) l’Italia sembra essere uno degli anelli più deboli: ed il processo di indebolimento continuerà costante negli anni nonostante timidi segnali di ripresa.

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Marcello Lala

E non solo per la cronica instabilità politica. Una classe imprenditoriale scadente abituata a vivere di prebende e furberie ormai non risulta più essere al passo coi tempi. Anche la piccola imprenditoria ha perso il mordente che le apparteneva sin dal dopo guerra. Non si investe più si cerca di entrare a far parte dei circuiti internazionali a costo zero o magari usufruendo di qualche aiuto europeo per poi scappare via appena si presenta qualche piccola difficoltà di mercato.Marcello Lala

Cina, Turchia, Germania, Francia ed addirittura Svezia, Norvegia ci stanno massacrando dal punto di vista imprenditoriale. Per non parlare poi di USA e Russia. Aprono stabilimenti, aziende, spendono per la ricerca, consapevoli che il mercato risponderà ai loro prodotti come deve. Noi invece? Rispondiamo nelle ambasciate, ai responsabili economici ed ai ministri dei paese stranieri che solo se c’è qualcosa di pronto e che magari ci dà l’opportunità di guadagnare prima di entrare nel paese beh! si allora si ci siamo.

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Chi come me lavora in questo settore da 12 anni si rende conto molto più rapidamente che stiamo davvero al caffè e non alla frutta. esportare in paesi dove magari non conoscono ancora i nostri prodotti , vendere e guadagnare senza fare alcuna campagna di marketing perché costa, vogliamo costruire senza insediarci nei territori, vogliamo portare la nostra cultura pensando che tutto ci sia dovuto.

Una Italia così con questa politica e con questa classe imprenditoriale purtroppo mi dispiace dirlo da italiano non va da nessuna parte ed è destinata solo a sprofondare in una ulteriore crisi. Dopo la tornata elettorale già tutti gli indicatori e gli esperti prevedono per noi nuove difficoltà. Sarà dura questa volta molto dura.

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