di Mino Cucciniello
Dal dopoguerra Napoli, nella sua lunga storia, non è la prima volta che vive un’emergenza che segna profondamente gli usi e le abitudini dei cittadini, ma mai in nessuna altra precedente crisi sanitaria si era verificato un totale sconvolgimento della vita dei napoletani come ormai da oltre un mese sta accadendo per il divulgarsi dell’epidemia di coronavirus che non ha risparmiato l’Italia intera e la maggior parte del mondo.
Non lo fu così quando nel 1957 attraccò nel porto di Napoli un transatlantico sul quale salì per motivi di lavoro un noto commerciante napoletano che contrasse il virus del vaiolo.
Tra la cittadinanza scattò la corsa per vaccinarsi negli appositi ambulatori dove veniva iniettato il vaccino attraverso un fac simile di un pennino che andava a formare una crocetta sulle braccia. Con le vaccinazioni ben presto il pericolo rientrò, in città si contarono cinque – sei casi ed anche l’imprenditore che per primo aveva contratto la terribile malattia dopo essere stato curato e tenuto in quarantena al Cotugno potette riprendere la sua attività.
E nemmeno quando una epidemia di poliomielite si sviluppò a Napoli nel 1958 contagiando molti giovani e non solo. L’epidemia esplose in città in piena estate e si protrasse per parecchi mesi. Nonostante la paura di essere contagiati i napoletani e la città continuarono ad avere i loro ritmi normali, soltanto alcuni genitori alla riapertura delle scuole , all’epoca avveniva il primo ottobre, preferirono per il primo trimestre fare studiare i propri figli a casa privatamente per evitare possibili contatti con l’esterno e tenerli nelle più sicure mura delle proprie abitazioni.
E neanche quando il 26 agosto del lontano 1973 attraverso i mezzi di comunicazione venne diffuse la notizia che nell’ospedale Maresca di Torre del Greco c’era un caso di colera. L’epidemia si sviluppò velocemente coinvolgendo anche Napoli . Per i napoletani iniziarono lunghi giorni di paura e tensioni non essendo disponibile grandi quantità di vaccino per tutti.
Si formarono lunghe file innanzi ad ospedali e poliambulatori abilitati a vaccinare, ma non riuscivano ad accontentare le migliaia di cittadini impauriti che in alternativa non potevano fare altro di attenersi scrupolosamente al rispetto delle misure di igiene e magari bere quante più limonate possibili essendo il limone un frutto da sempre considerato un ottimo disinfettante.
A porre fine alla confusione creatasi anche da una collettiva e giusta psicosi ci pensò la Base Nato di Agnano che provvide a fare giungere in città, nei primi giorni di settembre , un folto staff di medici americani che si stabilirono presso l’allora Palazzo dello Sport Mario Argento in viale Giochi del Mediterraneo, che con un aggeggio simile ad una pistola iniettando il vaccino riuscirono in un paio di giorni a dare l’immunità a migliaia e migliaia di napoletani . La città nonostante la grande paura continuò a vivere quasi normalmente. Il comune provvide a farla disinfettare in largo e lungo per tutta la sua superficie. Fu proibita la vendita di cibi in luoghi non idonei per mancanza di igiene, furono chiusi molti mercatini rionali e soprattutto furono abolite le coltivazioni di mitili intorno Castel dell’Ovo e nel golfo di Pozzuoli perchè il vibrione del colera si era accertato che si innescava nelle cozze.
Nonostante fosse ancora piena estate , a Napoli ai primi di settembre fa ancora molto caldo, i bagni di mare furono vietati con la conseguenza chiusura di tutti gli stabilimenti balneari. Il bagno Savoia di Nazario Sauro ed il lido Eldorado al borgo Marinaro , al contrario di quelli di Posillipo, non riaprirono mai più perchè si trovavano nel tratto di mare antistante via Nazario Sauro considerato molto inquinato. Anche i fumatori presero le loro precauzioni aprendo i pacchetti di sigarette al contrario in modo da non toccare la parte che veniva portata alle labbra.
Con l’autunno inoltrato terminò l’epidemia ed i napoletani potettero riprendere le loro abitudini e vivere la loro normale quotidianità ma per breve tempo perchè in seguito ad una grave crisi energetica l’allora governo, per ridurre i consumi, fu costretto ad emanare un decreto legislativo che prevedeva tutta una serie di limitazioni. Sicuramente il provvedimento più restrittivo fu quello che consisteva nel divieto assoluto di circolazione delle auto dalle ore 0 alle 24 della domenica.
Il 2 dicembre del 1973 fu la prima domenica di austerità , i napoletani appiedati , nonostante un clima rigido quasi insolito per la città, invasero allegramente vie e piazze scoprendo angoli e vedute di Napoli per molti sconosciuti essendo anni che tutti erano abituati ad usare le macchine anche per andare solo ed unicamente dal tabaccaio vicino casa. Nelle domeniche appiedate molti riscoprirono le vecchie biciclette ma ci fu anche chi per raggiungere il centro si presentò in sella del suo cavallo .
I controlli da parte delle forze dell’ordine furono severissimi per qualche raro trasgressore fioccarono multe particolarmente salate. Fuori orario consentito , appena dieci minuti dopo della mezzanotte, in un posto di blocco in piazza Carlo III incappò anche la bella Sylva Koscina proveniente dall’autostrada e diretta in un albergo del lungomare. Per il periodo di austerità inoltre fu stabilito che i ristoranti,i bar,i night nonchè i cinema ed i teatri avrebbero dovuto terminare le loro attività entro la mezzanotte ma il sabato sera per consentire agli automobilisti di rincasare con le auto nelle loro abitazioni prima che scattasse l’ora x tutto finiva per le 23.
L’austerità terminò a maggio del 1974 l’estate era alla porte e si tentò di tornare alle vecchie abitudini. Invece non fu così . I cinque mesi di limitazioni imposte avevano cancellato definitivamente usi e costumi, simboli della dolce vita, che dal 1960 avevano caratterizzato tutto quel favoloso decennio. Nuove nuvole minacciose si addensavano sul futuro dei restanti anni 70 si aprirono scenari fatti di sequestri ed attentati. A Napoli fecero scalpore i sequestri prima di Genny Moccia e poi di Gianluca Grimaldi destando grandi preoccupazioni ed ansia. La sera chi usciva per svago cercava di farlo in gruppo di amici perchè si aveva paura. Ormai il clima che si respirava era veramente molto pesante e così si perse la spensieratezza, l’italia viveva i cosiddetti “anni di piombo”. A Roma nel marzo 78 venne sequestrato Aldo Moro che venne ritrovato morto il seguente 9 maggio .
Insomma anni non facili e non andarono meglio con l’inizio degli anni 80 soprattutto per i napoletani perchè il 23 novembre del 1980 una forte scossa di terremoto con epicentro in Irpinia fece tremare terribilmente anche Napoli causando danni e molti morti. Migliaia furono i senza tetti, interi palazzi soprattutto nel centro antico completamente evacuati.
Per giorni la popolazione rimase accampata in piazze ed in luoghi all’aperto dormendo nelle auto. Per la prima volta l’otto dicembre al tradizionale appuntamento per l’omaggio floreale alla Madonna dell’immacolata che domina dall’obelisco la Piazza del Gesù questa si presentava con soltanto poche decine di persone. Ci volle un bel pò di tempo prima di riuscire a dimenticare quel terribile minuto e mezzo che aveva sconvolto la città. Per fortuna un piccolo miracolo economico grazie alla Borsa fece tornare il sorriso a molti napoletani come ai tempi del più famoso boom degli anni 60.
Negli anni 90 grazie al G7 Napoli ritornò a splendere , ma con l’arrivo del nuovo secolo la città fu coinvolta in una grande crisi dei rifiuti che fece allontanare nuovamente i tanti turisti tornati a godere delle bellezze di Partenope.
Anche allora i settori più penalizzati furono quello alberghiero e quello della ristorazione. Quando anche quest’ultima tragedia era stata superata i napoletani avevano ripresero ad affollare piazze e vie della città e soprattutto nei giorni festivi il lungomare, che nel corso di questi ultimi anni è stata la meta preferita dei tantissimi turisti che hanno scelto per le loro vacanze Napoli.
Purtroppo da inizio marzo il coronavirus ha nuovamente riportato la città in uno stato di emergenza come mai si era verificato nelle precedenti epidemie e nemmeno nel post terremoto stravolgendo completamente la vita dei napoletani che in pochi giorni hanno visto chiudere per motivi di sicurezza sanitario ristoranti alberghi teatri negozi e tutte le attività ritenute non indispensabili.
Una grande tristezza ha avvolto una Napoli vuota causando uno stato di smarrimento ai cittadini , molti di questi purtroppo hanno perso le proprie certezze consistenti nel lavoro e negli affetti di non potersi ricongiungere con i propri cari. Ognuno di noi potremmo essere dei potenziali portatori del virus e pertanto sono stati sconsigliati baci ed abbracci ed evitare riunioni quini ognuno a casa propria. Ma tutti insieme ce la faremo ed anche questa volta Napoli ed i napoletani ne usciranno vittoriosi














