di Gianpaolo Santoro
Sangue, ancora sangue. Quando finirà, se mai finirà? Ancora Isis, ancora estremismo islamico, ancora dritti al cuore della vecchia Europa, a Londra che ha il suo bel sindaco musulmano. Sono stati fermati ad un passo da Westminster, la culla della democrazia.
![Armed police officers enter the Houses of Parliament in London, Wednesday, March 23, 2017 after the House of Commons sitting was suspended as witnesses reported sounds like gunfire outside.(ANSA/AP Photo/Kirsty Wigglesworth) [CopyrightNotice: AP 2017]](http://www.italiaisraeletoday.it/wp-content/uploads/2017/03/2b772bedcd784c5a005d7a63f99dffae-200x103.jpg)
Un pazzo, un inutile pazzo, con un coltello, più che un attacco uno sfregio, a tutti noi, all’Occidente intero. Ormai non sono neanche più attacchi militari, azioni predisposte con cura, commando di morte, sono lupi solitari pronti a mordere con rabbia, con cattiveria, con odio. Con fede.
Già, perché loro dicono di avere una fede. Un agente di polizia è stato accoltellato nel cortile del Parlamento, poco dopo il terrorista è stato ucciso. Ma era votato alla morte.
Ma non bastava lo sfregio, non bastava una vittima, doveva esserci il sangue, il dolore di tanti, dovevano lasciare una scia di terrore e di paura, perché loro solo il sangue conoscono.

Ed allora prima di attaccare il Parlamento, con un Suv il terrorista è passato sul ponte Westminster falciando chi trovava sul suo percorso, una donna per evitare quel proiettile impazzito si è gettata nel Tamigi. Quattro morti (più il terrorista) una quarantina di feriti, ma Scotland Yard non ha ancora fornito dati ufficiali. Il bilancio è provvisorio.
Ancora la maledetta “car jihad”, quella “tecnica tosaerba” che solo delle belve possono usare contro inermi cittadini, quella follia assassina realizzata nelle stragi di Nizza e di Monaco e che già nel maggio di quattro anni fa era stata messa in atto proprio a Londra per uccidere un soldato britannico.

Il dramma è che tutto scritto, ma l’Occidente fa finta di non sapere. Chiude gli occhi. Eppure è tutto maledettamente scritto. Eppure ogni volta c’è qualcuno si sorprende si meraviglia. “Inspire”, l’allora rivista ufficiale di Al-Qaeda e bibbia per ogni aspirante terrorista sette anni fa pubblicò un lungo articolo col titolo “Il tosaerba supremo”, dove dettagliatamente si spiegava come seminare terrore e morte tra i cittadini. “L’idea è di usare un camion un pickup, ma anche un’auto qualsiasi, come un tosaerba. Non certo per pulire il prato ma per abbattere i nemici di Allah”.
E’ un rancido minestrone di ferocia, pazzia, radicalismo religioso. E sangue tanto sangue, per questo popolo di vampiri che vive e, soprattutto, muore al grido “Allahu Akbar”. “Per ottimizzare il massacro – si legge ancora nel manuale del terrorista fai da te – dovete raggiungere la massima velocità che tuttavia vi permetta di mantenere il controllo del veicolo, per colpire quante più persone possibile. Ricordate che non appena le persone capiranno l’accaduto, inizieranno a correre in ogni direzione”.

Ma il terrorista di Londra non ha usato solo l’auto, ma anche il coltello. E come non ricordare quello che si poteva leggere nella nuova rivista digitale di propaganda dello stato Islamico Rumiyah (ossia Roma o più esattamente romana). “Uccidere con il coltello è la via migliore per arrecare sofferenze agli infedeli.” Con una copertina (un coltellaccio insanguinato) che finiva con l’essere un credo di morte.
Non vogliamo capire, non cerchiamo di capire. E chi ha cercato di farci comprendere a che cosa andavamo incontro è stato osteggiato, deriso, violentemente attaccato. “Più cerco di capire e meno capisco lo sgomentevole errore su cui la speranza del mondo occidentale si basa – scriveva Oriana Fallaci-. Naturalmente anch’io vorrei un mondo dove tutti amano tutti e dove nessuno è nemico di nessuno. Ma il nemico c’è. Lo abbiamo qui, in casa nostra. E non ha nessuna intenzione di dialogare. Né con la chiesa né con noi…” Sono passati dodici anni, centinaia di morti ammazzati nel nome della guerra santa. E c’è chi ancora non se ne rende conto.






