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Batticuore bluff

di Gianpaolo Santoro

Buio. Il Lupo aggrottò le ciglia, quasi cercasse uno slancio: le strinse strette strette, come quando si comprime una molla per farla scattare all’improvviso. Poi aprì gli occhi di colpo.

Buio. Niente da fare: la situazione non era cambiata. Tutto grigio, un po’ nero. Era solo una sensazione forse. Sentiva intorno a sé un piccolo brusio, doveva esserci gente intorno a lui, ma non riusciva a riconoscere nessuno.

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Voci. Percepiva poco più di un sussurro ma non riusciva a concentrarsi sulle parole. I suoni sembravano somigliarsi, fondersi, confondersi. Quelle sporcature del silenzio lo distrassero dall’oscurità, per un attimo. Un solo attimo forse: la percezione del tempo era difficile. Aveva passato due settimane con le bende sugli occhi, ormai faceva fatica a distinguere davvero il giorno dalla notte. Il suo orologio biologico era in tilt, scandiva la sua giornata sulla messa in onda dei telegiornali. Riconosceva le sigle, le voci dei conduttori erano quasi rassicuranti al contrario delle notizie: catastrofi, guerre, tasse, terremoti.

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Poker, a volte c’è un Asso di troppo

Enea, Enea…”,  la voce era quella inconfondibile del dottor Marco Schiraldi, un tipo sveglio, fisico asciutto, pelle bruciata dal sole di chi, cascasse il mondo, gioca a tennis due ore al giorno, e che aveva il pregio, oltre a quello di essere molto bravo, anche di essere molto franco. Troppo franco, a volte.

La prima volta che lo visitò, non fece tanti giri di parole, andò dritto al cuore del problema: “Hai una retinopatia diabetica proliferativa caratterizzata, nello stadio iniziale, da occlusione dei capillari con macchie retiniche a fiocco di cotone. Ma lo stadio iniziale lo abbiamo passato da un pezzo. Da oggi in poi devi fare una cosa, devi concentrarti su tutto quello che ti circonda. A casa, sul posto di lavoro, ma anche in giro per Roma. Devi guardare, osservare, fissare, immagazzinare, memorizzare. Prima o poi ti sarà utile. Devi imparare a sviluppare e allenare anche gli altri sensi”.

Più chiaro di così. Il futuro di Enea era buio. Il nero sarebbe stato il colore dominante della sua vita, Enea questo l’aveva capito. Quello che non aveva ancora realmente percepito è che quel futuro era davvero prossimo: un soffio.Enea si addormentò di nuovo: le palpebre dall’interno erano l’iridescenza di colori lontani. Buio.

Enea, il Lupo giocava la sua personale partita. Più di una sfida, più di una distrutta, dove sei o dentro o fuori. Da quando il maledetto diabete aveva preso l’inesorabile sopravvento e sferrato l’attacco finale, la sua vita aveva subito drastici mutamenti. Una gamba amputata per bloccare la cancrena, un tumore al pancreas, di quelli che di solito non lasciano scampo e dodici ore di sala operatoria scandite da due arresti cardiaci. Il suo cuore si fermò due volte: la prima allo scoccare della settima ora, la seconda sul finire dell’undicesima. Anche se ferito a morte il Lupo non aveva mai alzato le mani in segno di resa. E continuava a combattere con la malattia di turno.

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I giocatori di carte – Valentino Genitrini

Ora il nemico si chiamava cecità. Gli occhi, fino a quel momento, erano stati salvati in extremis, all’ultimo sprazzo di luce. Un salvataggio parziale per una vista in chiaroscuro, una vita destinata alla penombra. Ma nell’ultimo periodo la situazione aveva subito un crollo. Il diabete, aveva sferrato un altro attacco, e si era resa necessaria l’operazione. Il trattamento con i laser, ormai non funzionava più, bisognava andare più a fondo.

Enea, Enea. Lupo!”, la voce del dottor Schiraldi si fece più forte e incalzante. Tutto intorno il brusio era scomparso, quel sussurrare incomprensibile era finito. Tutti aspettavano che il Lupo rispondesse qualcosa, che desse un cenno di vita.

 (Batticuore bluff. Il seme bianco . Castelvecchi editore)

 

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Un pensiero su “Batticuore bluff

  1. Giuseppe Melchionna

    Ciao Gianpaolo , ho letto queste poche righe e già ho fatto un salto nel tempo di 5 anni.
    Quella faccia indimenticabile quel sorriso beffardo chi se li può scordare , grazie comprerò il libro al più presto , e ci tengo che tu me lo autografi.
    Un abbraccio
    Giuseppe

    Replica

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