Archivio mensile:Luglio 2017

Crolla la casa degli Esposito

 di Lidio Aramu –

 Il Centro storico di Napoli è apprezzato dalla transumanza turistica per le facciate dei suoi palazzi nobiliari, per le piazze con le guglie barocche svettanti verso il cielo, per le chiese onuste di storia, ma soprattutto per il folclore – reso celebre da tante pellicole cinematografiche – che in questi luoghi si manifesta nelle forme più disparate, dalla sfogliatella al simulacro di Pulcinella. Continua a leggere

Il sabato del Villaggio

di Valerio Caprara

E’ morto un rivoluzionario, non è morto un attore. La prova regina è quella che nell’ora dell’addio vede prolificarsi le controfigure del professor Guidobaldo Maria Riccardelli, avide di accaparrarsi le spoglie del più coriaceo alfiere del politicamente scorretto, il cittadino Paolo Villaggio mai omologato nonostante il colossale successo e antidoto permanente alla deriva del Belpaese nel socialismo reale dello spettacolo. Continua a leggere

Coalizione di principi
per sconfiggere l’Isis

di Yisrael Katz *

I recenti attacchi terroristici come quelli di Manchester e Londra, ci ricordano che siamo in guerra, una guerra globale, e che i nemici sono il terrorismo islamico, la radicalizzazione e il terrore. Il fenomeno dello Stato Islamico radicalizza i singoli musulmani e ispira loro atti di terrorismo che mettono in crisi le forze dell’ordine e l’intelligence, più preparate ad affrontare gli attacchi pianificati delle organizzazioni. Continua a leggere

Il ritorno della censura

di Gianpaolo Santoro –

La guerra dichiarata è all’Occidente. A quell’Occidente che nei secoli aveva preso chiaramente il sopravvento, trasformando il mondo ai loro occhi “nel paradiso degli infedeli e l’inferno dei credenti” e uccidendo la narcisistica, secolare convinzione dei musulmani che la loro civiltà costituiva la migliore forma di organizzazione sociale. Continua a leggere

Maradylan, ahimè un sogno…

di Adolfo Mollichelli –

 Premessa d’obbligo: è un periodo che sono incavolato con il mondo intero. Non ho più i punti di riferimento soliti. Deluso dalla politica sempre più lontana – e diversa – dalla politèia, prezioso grecismo con il quale si indicava l’organizzazione come bene comune di tutti i cittadini. Chiacchiere e tabacchere ‘e legno ‘o Banco ‘e Napule nun ‘e ‘mpegna: l’adagio mi frulla nella mente ogni qual volta mi capiti di ascoltare i concetti vuoti – e spesso latitanti di congiuntivi elementari – che partono da labbra incastonate in volti inespressivi che i tg di mamma Rai ci propinano in nome di una falsa par condicio. Sempre le stesse tiritere. Sempre gli stessi soggetti a condurre trasmissioni che – fortuna che lo zapping è libero – sanno di posticcio: ronzii di vespe fastidiose, predicozzi di conduttori miliardari, lezioni gomorriste. Continua a leggere