Archivio dell'autore: Redazione

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La matita antisemita

di Gerardo Verolino –

È dalla giornata di ieri che l’ultima provocazione di Vauro ha portato, di nuovo, lo scompiglio sul web soprattutto, e non poteva essere altrimenti, sui gruppi e sui profili Facebook di tanti ebrei. Ma anche di tanti cattolici indignati. Cosa è successo? In una vignetta si vede Gesù che esce dalla tomba e viene colpito alla testa da un cecchino israeliano. Sotto la scritta: Palestina, Pasqua di resurrezione. Il riferimento è alle morti palestinesi verificatesi nella Striscia di Gaza, per mano dei soldati israeliani, schierati a protezione dei confini patri. Continua a leggere

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L’inferno di Papa Francesco

 di Vittorio Feltri

Anche io come quasi tutti gli italiani sono cresciuto in parrocchia e all’ oratorio. La mia formazione è stata di tipo cristiano e non ho di che lamentarmi. Anzi. I preti mi hanno aiutato e sono loro grato. Capisco Eugenio Scalfari che, avendo superato i 90 anni, abbia voglia di conversare con il Papa, capo della Chiesa e quindi autorizzato a discettare dell’ aldilà e dell’ aldiquà. Alla fine dell’ esistenza qualche dubbio e qualche speranza vengono a tutti. Continua a leggere

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Populisti? No “pauperisti”

 di Gerardo Verolino

Il primo atto dell’onorevole Fico, neopresidente della Camera, è stato quello di farsi vedere seduto in autobus in direzione Montecitorio. Proprio come fa Papa Bergoglio, che lui cita ad esempio, quando vuole mostrarsi, non sulla comoda Papamobile da Capo dello Stato, ma seduto, nelle ultime fila, di un semplice autobus di pellegrini, lui umile fra gli umili. Naturalmente i due eventi sono solo delle messe in scena ad uso e consumo degli spettatori che entrambi vogliono stupire con la loro condotta spartana. Continua a leggere

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La notte dei lunghi fratelli

di Emiddio Novi 

All’alba del 24 marzo Matteo Salvini è riuscito a recuperare Berlusconi alla ragione e a fargli capire che i suoi cortigiani come sempre lo stavano portando a una sconfitta disastrosa. Gianni Letta è ripiegato silenzioso e ossequioso. Lui quando ha visto  Salvini  presentarsi in piena notte a casa del cavaliere ha capito che la calunnia della pugnalata alle spalle non funzionava più e improvvisamente è diventato avaro di parole e di gesti. Continua a leggere

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Nientedimeno, Napoli

di Adriano Sofri

Lunedì mi è venuto di andare a Napoli a visitare il Museo Archeologico. A Napoli c’era un maltempo come alle isole Lofoten. I napoletani non se ne capacitano e se ne scusano coi forestieri. Ho avuto un pensiero da scolaro: se mi fossi trovato alle isole, Ischia o anche solo Procida (Capri non fa per me se non da lontano), avrei potuto fermarmi perché i traghetti non affrontavano il mare grosso. Continua a leggere

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Due Camere, vista governo

di Gerardo Verolino

Quando qualche mese fa accerchiarono la Camera dei deputati a Montecitorio, i grillini, sapevano già dove li avrebbe portati la loro sommossa. Non a rivoltare l’Italia come un calzino per usare la terminologia in voga alla Procura di Milano all’epoca di Tangentopoli. O ad aprire le istituzioni come una scatola di tonno per affidarsi all’espressione del padre di Di Battista. O mandare tutti a fare in culo, dal celebre slogan dei Vaffaday, per riformare l’impalcatura dello Stato dalle fondamenta. O a cambiare l’andazzo della vecchia politica politicante fatta di conciliaboli, caminetti, patti della crostata, inciuci e accordi di varia natura per attuare la loro politica coerente (“governeremo da soli col 51%!”) senza compromessi con nessuno di quei partiti che loro consideravano alla stregua di criminali. Continua a leggere

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Pacco, doppio pacco e Bernini

 di Emiddio Novi   

Il Cavaliere spalleggiato da Letta e da tutta l’area aziendal-moderata decide di giocare il tutto per tutto. E pur essendo reduce da una sconfitta elettorale cerca di riaffermare e rafforzare il suo comando sullo schieramento. Comando ultimativo e esclusivo. Qui non si tratta della candidatura di Romani, un uomo legato al Cavaliere da sempre. Anche per affinità televisive. Continua a leggere

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No, non erano fascisti rossi

di Giuliano Ferrara -

Ho saputo che era stato rapito nell’atrio della Federazione comunista di Torino, di ritorno da un viaggio a Roma per una riunione alle Botteghe Oscure. Sono passato davanti a via Caetani, che dalle Botteghe Oscure è a due passi, la mattina in cui i suoi assassini l’hanno depositato come un agnello in una Renault rossa, perché andavo a prendere il tassì per Fiumicino tornando a Torino dove vivevo e lavoravo come dirigente comunista e responsabile dell’antiterrorismo. Erano passati cinquantacinque giorni, il tempo dell’unica vera tragedia nazionale vissuta dalla mia generazione. Continua a leggere