Archivio dell'autore: Redazione

Il teorema Calogero

di Paolo Guzzanti 

Benché abbiamo passato anni insieme in Parlamento, quando leggo il suo nome penso sempre a quel giorno lontano in cui uscii dal suo ufficio di ministro in via Veneto, dove ero andato a intervistarlo per la prima volta con il proposito di metterlo in difficoltà perché era già sotto i riflettori. Alla fine, mise in difficoltà me perché ebbi la percezione diretta, umana, del fatto che avevo di fronte un galantuomo e so bene che questa non è una prova. Il mestiere di giornalista è (o almeno era) uno di quelli che possono mettere in crisi la tua buona fede, la tua coscienza, la lealtà. Calogero Mannino ha sempre avuto quel portamento di siciliano triste ma combattivo, forte eppure rassegnato a essere periodicamente portato in cortile, legato a un palo per veder schierarsi un plotone d’esecuzione. Continua a leggere

Il Natale di Pulcinella

di Mino Cucciniello –

Oramai è consuetudine consolidata che al Renaissance Naples hotel Mediterraneo si accende l’albero di Natale, che non è  un vero abete né tanto meno uno artificiale, ma una struttura conica alta ben quattro metri e mezzo, che ogni anno viene addobbata con opere di un artista differente. Per questo Natale la scelta su chi “vestirla” è toccato a Marco Ferrigno notissimo maestro del pastore con bottega in via San Gregorio Armeno.  Continua a leggere

Brasilia

 di Cletus Alfonsetti  –

 Ho finito di leggere il romanzo di Franz . Che dire? In un paio di pomeriggi al mare, steso sul lettino, mi ha regalato l’esperienza di un videogioco. Un figlio viene chiamato dall’anziano padre (affetto da un male che da lì a poco se lo porterà via) a Brasilia. L’autore non si perde in cartoline, sebbene la tentazione sia in agguato trattandosi di una delle metropoli considerate più “moderne”. No, la storia è narrata con un robusto registro psicologico che indaga il complesso rapporto padre-figlio, anche e soprattutto all’interno di uno sviluppo da film noir. Continua a leggere

Il Re della Napoli del motorino

 di Gerardo Verolino –

Il video di quel signore grassottello che in mutande, tal Catello, accetta la scommessa di Mario Balotelli e si tuffa col suo motorino in mare per intascare 2000 euro, e che sta circolando ovunque dando un ennesimo colpo a quel poco che resta, nell’immaginario collettivo, di dignitoso e civile in città, è lo specchio fedele di cosa, col suo carico di tribalismo, lazzaronismo e trogloditismo (certo non solo questo), sia la Napoli che ci lascia in eredità, dopo otto anni, Luigi de Magistris

De Magistris che si affaccia al balcone di Palazzo San Giacomo e fa il gesto dell'ombrello

De Magistris che si affaccia al balcone di Palazzo San Giacomo e “parla” al suo popolo

De Magistris in versione Re di Napoli

Luigi De Magistris

È la Napoli del matrimonio tra Tony Colombo e Tina Rispoli, la vedovadi un affiliato di camorra, le cui immagini ultratrash hanno fatto il giro d’Italia. È la Napoli della pizza o della bruschetta più lunga del mondo. Delle fiere del baccalà e delle sagre strapaesane da vattelappesca. Dei pic-nic chiassosi fuori Palazzo San Giacomo. Del turismo di massa che ha invaso il centro storico gentrificandolo e cambiandogli, in peggio, l’aspetto vedendo spuntare miriadi di friggitorie, pizzetterie, b & b, negozi di scadenti cianfrusaglie Made in Cina, al posto delle tipiche e caratteristiche botteghe artigiane. Quella della delle inaugurazioni dei bar, delle pizzerie, delle taverne, delle tripperie a cui il sindaco non manca mai.

Gerardo Verolino 2

Gerardo Verolino

O quella dei colpi sparati alle porte o delle bombe fatte esplodere a scopo intimidatorio dalla camorra verso gli stessi esercizi commerciali, da Poppella a Sorbillo, a cui fa seguito il solito rito della solidarietà del sindaco che non porta a niente se, dopo poco chiude, il salumiere Scarciello taglieggiato dalla camorra e il parrucchiere Castelluccio per lo stesso motivo, i quali accuseranno proprio il sindaco di non essere servito a niente.

È la Napoli dei piatti rotti a ripetizione  alla Trattoria di Nennella davanti a un sindaco, non in imbarazzo, ma in visibilio. La Napoli dei molesti e insopportabili schiamazzi notturni della movida più sfacciata, impudente e impunita del mondo, per cui un vicepresidente d’Aula, si permette di dire in segno di irrisione ai cittadini: “Tappatevi le orecchie”.

De Magistris nella trattoria Nennella festeggia a

De Magistris da Nennella festeggia rompendo piatti e bicchieri

Delle coreografiche quanto inutili regate pro migranti. Della più pervasiva, insolente, soffocante presenza di parcheggiatori abusivi, venditori di calzini, postulanti di ogni genere che si sia mai vista. Dei mercatini della monnezza al Vasto. Delle auto in doppia e terza fila. Dei motorini che sfrecciano sui marciapiedi. Del Lungomare Liberato, ma dalle persone perbene, e riempito da un esercito di tamarri che per un nonnulla vengono alle mani. Delle baby gang che seminano il panico sugli autobus e che quegli stessi mezzi prendono di mira alle fermate usandoli come tiro al bersaglio dei lanci di pietre.

Il matrimonio trash di Tony Colombo cantante neomelodico

Il matrimonio trash di Tony Colombo

Dei viaggiatori che non fanno il biglietto e che di fronte al controllore dicono: “Gli stranieri fanno i comodi loro, e io, napoletano, devo pagare?”. Dei soliti borseggiatori che, indisturbati, scorribandano sulle linee. Degli autisti picchiati.

Dei vigilanti ammazzati di botte dal branco delle nostre stazioni dei treni che, da luogo di accoglienza e socializzazione, sono diventate lugubre terre di nessuno, spesso vandalizzate, e da percorrere di corsa pieni di paura. Delle strade “scassate” dai cantieri infiniti e che come la teoria del vetro rotto di Kelling invogliano a comportamenti anti-sociali e al “gusto per la devastazione”.

Ahed Tamimi

Ahed Tamimi, la Palestinapoli di De Magistris

Delle facciate dei muri imbrattate dei disegni di madonnari e graffitari, intrisi di bieco ideologismo politico, spacciate per grandi opere d’arte, che nella vulgata popolare, servirebbero a “riqualificare dal degrado”. Delle stese di camorra e della gente innocente che muore per strada per la caduta di un albero, di un cornicione di un palazzo o di una pallottola vagante in pieno giorno.

È la Napoli dove, dal centro alla periferia, trovi cumuli di immondizia sotto il Sole senza che nessuno protesti come a Roma. Dove resistono i venditori del “pacco”, i giocatori delle “tre carte” e i più stravaganti truffatori di strada. Quella dove si cerca di vendere ancora come brand vincente l’immagine consolatoria e rassicurante del pazzariello “venite, venite!”, lo stereotipo più mortificante per attirare i turisti promettendogli che troverà il Sole, il mandolino, la sfogliatella e il babà, in un’orgia mortificante di stereotipi.

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Certo, la città lasciata da de Magistris, non è solo questo. È anche quella delle file ai musei e delle Universiadi. E non tutti i comportamenti sociali devianti, grotteschi o incivili dipendono da lui. Ma è indubbio che nessun sindaco ha caratterizzato come lui, ben oltre la pur martellante propaganda di Bassolino, la sua azione amministrativa con quella della città. Nessuno ha utilizzato i mezzi di comunicazione in modo così massiccio trasmettendo il messaggio che voleva: del sindaco creatore che plasma la città secondo le sue idee.

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La crociera pro migranti nel golfo

E allora, quando il sindaco va ad un comizio e si rivolge al presidente del Consiglio dicendogli “Cacati sotto”, o va ad una festa dei centri sociali, e non, per dire ad un’ambasciata, e balla il “trenino” coi militanti, o quando si traveste da Re, indossando la maglia del Napoli e ponendo sul capo una corona di cartone, o quando non prende le distanze, in modo netto e chiaro e senza offrire alibi, ai violenti che sfasciano la città per la visita del leader della Lega, Salvini, o quando, ad un concerto pop, sale sul palco, e balla, descamisado e tarantolato, in modo sconcertante come un ragazzino invasato, o quando, il giorno della vittoria elettorale, sale sul balcone del Municipio e fa il gesto dell’ombrello alla folla, che messaggio sta inviando al popolo napoletano?

Quella bugia di Palestinapoli

di Gerardo Verolino

Ma Napoli è una città filopalestinese? A giudicare dalle tante iniziative a favore della causa palestinese messe in campo dal suo sindaco, questo, sembrerebbe a prima vista un dato incontestabile. Per come agisce. per l’eco mediatica che ne viene data, per il clamore che certe prese di posizione suscitano ogni volta, sembra che la città di Napoli si muova in un sol uomo col suo sindaco,  Luigi de Magistris, e che condivida tutte le sue prese di posizione a favore di Abu Mazen e soci. Addirittura Napoli, durante i suoi otto anni di governo, sembra quasi una succursale di Ramallah e Palazzo San Giacomo la sede distaccata di Al Fatah. Continua a leggere

Tutti felici al Renaissance

di Mino Cucciniello –

Da quando l’albergo Renaissance Naples Hotel Mediterraneo ha aperto i suoi bei spazi anche all’arte contemporanea almeno due volte l’anno, uno nel periodo primaverile l’altro in quello natalizio, si tengono delle interessanti ed originali mostre di famosi ed apprezzati artisti di questo settore. L’esposizione primaverile come sempre è inserita nel calendario del Maggio dei Monumenti il cui tema conduttore di quest’anno è il “Diritto alla Felicità” di Gaetano Filangieri al quale prende spunto Gianluca Tatafiore per presentare la sua personale “Almost Happy” curata nei minimi dettagli dalla brava e competente Chiara Reale. Continua a leggere

Chiacchiere a gol gol

  di Adolfo Mollichelli –

Subito, subito: sto con Allegri, abbasso Adani. Ed anche Bukovski: la gente che crede di sapere sempre tutto è proprio quella che non capisce mai un cazzo (scusate, ma Charles è sempre stato irriverente). Premessa: odio le liti, televisive e non. Una maggiore educazione, respect, farebbe bene a tutti, politici compresi. Non parliamo poi degli interventi sui social, asociali. Allegri: ora stai zitto, parlo io. Adani: stai zitto, lo dici a tua sorella. In napoletano, più incisivo e musicale: a soreta. Niente di che, c’è stato e ci sarà di peggio. Continua a leggere

Cocoon, c’era una volta via dei Mille

di Mauro Ventura –

La presenza di un’unità coronarica dell’ospedale di Pozzuoli mimetizzata tra le palme del giardino mi metteva in un inquietante disagio. Ero appena giunto nel luogo dove mi avevano spedito per un trafiletto di cronaca. Io, ventitreenne inesperto e in possesso di una fresca laurea in giornalismo e comunicazione, ero lì per scrivere il mio primo prezzo. Continua a leggere