“Il termine “gay” mi pare un eufemismo piccolo-borghese. Quelli che si definiscono così si offendono e, o, scandalizzano se io dico “noi ricchioni”. La Chiesa ha bisogno degli omosessuali, comunità che comprende in sé, oltre persone normalissime sul piano psichico ed emotivo, persino uomini di una spiritualità immensa, di una cultura abissale e di una enorme creatività artistica. La lobby gay “non esiste”. Tra noi recchie ci becchiamo come polli. Monsignor Charamsa, comunque, credo che vada sospeso a divinis se non recede dal suo atteggiamento assurdo: i sacerdoti hanno l’obbligo della castità avendo sposato Cristo.” Paolo Isotta, come sempre, ha le idee chiare. Chiarissime. Continua a leggere
