di Valerio Caprara
Di cine-napoletanità, è noto, si può anche morire (e raccogliere le briciole del botteghino). La vena dei talenti autoctoni e i riflessi della quotidianità romanzesca fanno credere che a uno sceneggiatore o a un regista basti mettere la mano fuori dalla finestra per acchiappare storie e personaggi da inscatolare in contenitori filmici qualsiasi; e se poi succede che il prodotto sia impresentabile, si può sempre darne la colpa ai nemici del Nord o ai sicari interni dello #sputtananapoli. Continua a leggere
