Archivio mensile:Marzo 2017

Perché ha vinto Wilders

di Emiddio Novi

Per vantarsi di aver sconfitto i populisti in  Olanda hanno truccato i sondaggi della vigilia elettorale e il partito del premier Mark Rutte ha provocato una rottura drammatica con la  Turchia, impedendo a due ministri di Ankara di mettere piede nel suo Paese. Rutte addirittura ha cacciato degli immigrati islamici e ha rinnegato le politiche immigrazioniste che in Olanda sono arrivate al punto di offrire alloggi gratis agli immigrati, negandoli ai cittadini nativi. Demenze delle politiche dell’accoglienza. Il partito nazionalista di Wilders si è trovato di fronte a un governo che ha fatto autocritica e si è spostato su politiche che hanno indotto il premier turco Erdogan a dichiarare che in Olanda “si va verso un conflitto di religione”. Continua a leggere

Lo Spirito Santo

 di Simone Di Meo

 Pietro Spirito, manager di area Pd, non rappresenta un Paese, non deve governare l’economia di una nazione, non è la massima carica di uno Stato eppure ha uno stipendio che supera di gran lunga quelli di politici e uomini delle Istituzioni europei. Il suo statino paga è di 230mila euro all’anno più le spese sostenute per le «missioni relative all’assolvimento dei compiti istituzionali», recita la delibera del comitato di gestione vidimata dal segretario Francesco Messineo e dal presidente della seduta Umberto Masucci. Il paragone coi leader mondiali è presto fatto: la cancelliera tedesca percepisce 220mila euro, il presidente russo invece appena 145mila euro. L’inquilino dell’Eliseo può contare su un conto corrente di poco più sostanzioso: 200mila euro. Continua a leggere

Un dolce fiume di chitarre

di Paolo Isotta

Il passeggero che, discendendo dalla strada di Posillipo, imbocchi Mergellina, si trova a mano destra la maestosa fontana costruita nel 1635 su disegno del dio del Barocco napoletano, Cosimo Fanzago. Al centro un florido vecchio; sopra due tritoni; sotto due mostri marini ch’eruttavano acqua. La fontana raffigura il Sebeto, il fiume che allora, e nemmeno quando Boccaccio fu a Napoli, esisteva più. Continua a leggere

Yes, we can
Possiamo spiare tutti

 di Emiddio Novi

Obama faceva spiare tutti. La Cia era in grado di infettare per intercettarli tutti i sistemi di comunicazione. Dai telefonini, ai televisori, ai database della polizia e dell’Fbi. I telefonini, le televisioni persino le auto degli obiettivi Cia erano controllati. La Cia poteva provocare un incidente stradale per eliminare un leader straniero ritenuto pericoloso come il populista austriaco Heider. Trasformare i televisori o gli iPhone in trasmettitori di tutti i colloqui senza nessuna autorizzazione: con Obama era diventata una consuetudine, fino al punto di spiare un alleato fedelissimo come Angela Merkel. Continua a leggere

La stortura democratica

di Ottorino Gurgo

 Ci risiamo. Ancora una volta, in uno snodo politico di rilevante importanza, si riapre, in un deprimente deja vu, la cosiddette “questione giudiziaria”, con la Magistratura che interviene, a gamba tesa, in questioni che dovrebbero essere riservate all’ambito politico. Con buona pace di quanti si proclamano “garantisti”, l’appello a rispettare il dettato costituzionale che vuole che l’imputato (e, a maggior ragione, il semplice indagato) sia considerato innocente sino alla sentenza definitiva, rimane sempre più inascoltato. Vengono emessi verdetti, emanati giudizi di condanna stilate liste di proscrizione, presentate in Parlamento mozioni di sfiducia contro questo o quello, formulati perentori inviti alle dimissioni. Continua a leggere

L’harakiri dei reati creativi

 di Frank Cimini

Non è la prima volta e non sembra nemmeno possa essere l’ultima. Parliamo delle capacità della politica di fare del male a se stessa e allo stato di diritto quando legifera, approvando provvedimenti che si rivelano inevitabilmente dei boomerang. Manlio Scopigno, il leggendario allenatore del Cagliari scudettato nel 1970, avrebbe parlato di “autogol alla Niccolai”. Continua a leggere

Champions League & Made in Sud

 di Adolfo Mollichelli

I sogni svaniscono all’alba di una contesa che è stata infinitamente lunga, vissuta con passione, orgoglio e delusione. Napoli fuori dalla Champions, eversore il Real dei galacticos, come trent’anni fa. I “quarti” della manifestazione europea che ti premia con la coppa con le orecchie restano un tabù. Vanno in fumo un bel po’ di soldini che non guastano mai. Pecunia non olet e figuratevi per Aurelio Primo che con accento romanesco si vuol far passare per napoletano nel salotto televisivo da lui trasformato in un cortometraggio (per fortuna) storico; da Masaniello a Cavour, magari sognando il prossimo cinepanettone dal titolo Natale nel Regno delle due Sicilie.  Continua a leggere

Il suicidio palestinese del Bds

di Eden Gorodischer*

Sul volto di Haytam lo sconcerto è evidente. Si capisce benissimo che sta cercando di metabolizzare ciò che ha appena appreso. Per Haytam l’occupazione è tutto: gli consente di vivere e di sostenere i suoi bambini. Senza di esso, non riesce ad immaginare che ne sarebbe della sua famiglia. Haytam è palestinese, e gli sono stati appena comunicati gli sforzi profusi per sabotare fino alla chiusura la fabbrica in cui lavora, situata nella cittadina israeliana di Ariel. Continua a leggere

La malinconia azzurra

di Ernesto Santovito

Tutto è azzurro a Napoli. Anche la malinconia è azzurra scriveva Libero Bovio.
Ed ora che il sogno, quel sogno, è malamente bruciato, la città è malinconica e azzurra. Due volte in vantaggio, a Madrid come a Napoli, due volte non è bastato. In italiano esistono due parole, sonno e sogno, ma il napoletano, come osservò acutamente Erri De Luca, ne porta una sola, suonno. Il Napoli per due volte è andato in vantaggio con i suoi folletti (Insigne e Mertens) alimentando il grande sogno, ma poi lentamente  si è tutto trasformato in un grande suonno. Continua a leggere