di Gerardo Verolino
Quando qualche mese fa accerchiarono la Camera dei deputati a Montecitorio, i grillini, sapevano già dove li avrebbe portati la loro sommossa. Non a rivoltare l’Italia come un calzino per usare la terminologia in voga alla Procura di Milano all’epoca di Tangentopoli. O ad aprire le istituzioni come una scatola di tonno per affidarsi all’espressione del padre di Di Battista. O mandare tutti a fare in culo, dal celebre slogan dei Vaffaday, per riformare l’impalcatura dello Stato dalle fondamenta. O a cambiare l’andazzo della vecchia politica politicante fatta di conciliaboli, caminetti, patti della crostata, inciuci e accordi di varia natura per attuare la loro politica coerente (“governeremo da soli col 51%!”) senza compromessi con nessuno di quei partiti che loro consideravano alla stregua di criminali. Continua a leggere
