di Franz Krauspenhaar
A due puntate dalla fine, si può già dire che Il giovane papa è un pasticcio senza capo né coda, pieno di tempi morti – anzi il poema filmico dei tempi morti- e con personaggi che dire insignificanti è dire poco
di Franz Krauspenhaar
A due puntate dalla fine, si può già dire che Il giovane papa è un pasticcio senza capo né coda, pieno di tempi morti – anzi il poema filmico dei tempi morti- e con personaggi che dire insignificanti è dire poco
di Marcello Lala
Mohammed Dylan è un giovane studente universitario musulmano di 21 anni della provincia di Anbar ( al-Anbār è un governatorato dell’Iraq) e si trova in questi giorni ad Erbil città a 2 ore da Mosul, la mattanza è lì ad un soffio, si respira la morte e la sofferenza. Mohammed fa parte di una organizzazione umanitaria Adair che presta soccorso ai rifugiati in fuga dalle violenze di quei macellati che combattono sotto la bandiera dell’Isis Continua a leggere
di Franz Krauspenhaar
Berlusconi, il Dottore, il Berlusca, il Presidentisssimo. Lo scopritore della TV commerciale, del Milan dei balocchi, di Paperissima, in certo senso di Tina Cipollari. Un uomo che ha costruito case, cioè certezze, e poi sogni. Produttore e allenatore del popolo, il costruttore della Standa come la Casa degli Italiani. Un Dux due la vendetta che impialla Milano 3, residenza del riccastro milanese tipo. Berlusconi è stato il vendicatore del bancario, la riscossa del Fantozzi impiegatizio. Il Chikatilo del potere centennale. L’uomo nuovo al comando della corsa, il milanese al contempo cavaliere del lavoro e giocatore del poker con uomini. Berlusconi è stato il debosciato da crociera e il superuomo da gran premio Continua a leggere
di Gianpaolo Santoro
Con Shimon Peres se n’è andato un pezzo di storia. Non di Israele di cui era stato tra l’altro primo ministro e Presidente della Repubblica, ma del mondo. E’ andato via un grande uomo. Il conciliatore. Uno statista e un uomo d’azione, per larghi tratti della sua vita amato e celebrato più in Europa, più in America ed in parte del mondo arabo che nel suo paese. Le urne gli sono state quasi sempre ostili, al punto che lo chiamavano “the loser”, il perdente. Eppure come ha ricordato puntualmente Benjamin Netanyahu “non c’è un capitolo nella storia dello Stato di Israele, in cui Shimon non abbia preso parte”. Si, se n’è andato l’ultimo dei padri fondatori dello stato ebraico, l’ultimo “hakazen”, grande vecchio Continua a leggere
di Gianpaolo Santoro
Con Shimon Peres se n’è andato un pezzo di storia. Non di Israele di cui era stato tra l’altro primo ministro e Presidente della Repubblica, ma del mondo. E’ andato via un grande uomo. Il conciliatore. Uno statista e un uomo d’azione, per larghi tratti della sua vita amato e celebrato più in Europa, più in America ed in parte del mondo arabo che nel suo paese. Le urne gli sono state quasi sempre ostili, al punto che lo chiamavano “the loser”, il perdente. Eppure come ha ricordato puntualmente Benjamin Netanyahu “non c’è un capitolo nella storia dello Stato di Israele, in cui Shimon non abbia preso parte”. Si, se n’è andato l’ultimo dei padri fondatori dello stato ebraico, l’ultimo “hakazen”, grande vecchio Continua a leggere
di Valerio Caprara
Hillary ha vinto il primo round televisivo per le presidenziali americane? Sarà. Di certo Ilary ha vinto il Grande Fratello del calcio ed ha parlato come la Lupa, sfogandosi a cuore aperto contro il tecnico ed il presidente. Come se non fossero bastate le randellate di un ciclonico Toro (a proposito, che classe la standing ovation del pubblico per l’illustre veterano), il sottoscritto ossessivo tifoso romanista ha dovuto subire anche quelle inferte dalla signora Blasi al già precario equilibrio di una società ormai gestita più con i bollettini della Borsa che con il fuoco della passione. Continua a leggere
di Valerio Caprara
Edoardo De Angelis, dopo avere rifinito la naturale vocazione passando da “Mozzarella Stories” a “Perez”, ha gestito la full immersion in un limbo che corre il rischio di diventare attrattivo proprio perché estremamente repulsivo con accresciuta padronanza professionale, proficua intesa con i giovani e competenti produttori e una discreta spinta narrativa Continua a leggere
di Adolfo Mollichelli
Ouverture a Bari dell’Italia di Ventura. Come lo fu per Conte. Lo stadio San Nicola come il Petruzzelli. Amichevole di lusso, con il debutto della Var (Video assistant referee) insomma la moviola in campo. Avversaria la Francia che ha dovuto cedere al Portogallo, in casa a Parigi, lo scettro di campione d’Europa. Unico test prima che si cominci a fare sul serio, da lunedì in Israele, nel girone di qualificazione al mondiale di Russia 2018. Gruppo che comprende anche
(soprattutto) la Spagna, l’Albania, la Macedonia ed il Liechtenstein. Solo la prima passa. Non è certo che ci siano gli spareggi per la seconda classificata. Subito per chiarire: solo il pensiero che si possa fischiare la Marsigliese fa rabbrividire e vergognare. Va male la prima di Ventura. Sconfitta secca. Continua a leggere
di Franco Meda
Ognuno la pensa come vuole. Ci mancherebbe. Certo che vedere la figlia del ministro più importante del governo Renzi, quello dell’economia e delle finanze, protestare contro le politiche del governo, guidare la rivolta dei migranti ed essere schierata apertamente contro Israele ed a favore della Palestina, non può non destare impressione. Imbarazzo. Ad essere buoni
di Alessio Buccafusca
Un anno fa, solo un anno fa se n’è andato Jonathan Ollivier, un ballerino dannato. Uno dei pochi che non ho mai fotografato. Ed ora che non c’è più è rimasto dentro di me un vuoto enorme. Se n’è andato il cigno uomo, il più suggestivo di The Swan Lake” di Matthew Bourne. Quando l’emozione si fonde col palcoscenico